Bindi e Tiraboschi ad Annozero

Ho ascoltato parte della puntata “Chi perde paga” di Annozero del 16 ottobre, la parte in cui si parlava del precariato. Secondo me Rosy Bindi andava un po’ fuori tema, non mi è sembrata sufficientemente preparata in materia (senza soffermarci sui numeri dichiarati…). Condivido invece l’opinione espressa da Michele Tiraboschi, perché non possiamo parlare di precariato nel pubblico impiego quando si discute degli effetti della legge o riforma Biagi che dir si voglia (che si applica al lavoro privato); perché non si può negare che il lavoro a termine abbia concesso opportunità a coloro che si trovavano in una situazione ancor più precaria, ovverosia l’inoccupazione o la disoccupazione; perché è dovere del giurista, dell’ecomomista e del politico notare che in un mercato del lavoro che cambia il lavoratore deve sapersi mettere in gioco, forte del fatto che “se egli vale” non verrà lasciato e casa e, quindi, contratti c.d. precari (quando precari potrebbero non essere) tenderanno a trasformarsi in contratti di lavoro a tempo indeteminato (i famigerati contratti di “lavoro stabile”), cioè in quel contratto che troppo spesso viene cercato solo per avere un reddito fisso e non per l’attività di lavoro in sé, quando invece è compito di un giovane sperimentare e sperimentarsi, perché oggi è il know-how che contraddistingue sempre di più le imprese del nostro paese.

Ciò detto, bisogna comunque osservare come il discorso possa notevolmente variare per persone entrate nel mondo dal lavoro da diverso tempo e che, per molteplici ragioni (età, famiglia, impegni di vita od economici, professionalità, ecc.), avranno l’aspettativa più marcata di trovare velocemente un’occupazione stabile, temendo le comuni forme contrattuali diverse da quella a tempo indeterminato.

Tornando a noi, se circolasse meno la convinzione che contratti diversi da quello a tempo indeterminato sono “precari”, allora la “flessibilità” potrebbe attuarsi in tutte le sue forme, con positivo riscontro da imprese e lavoratori, senza confondere i due termini come se fosse sinonimi. Ma sindacati e politica non ci aiutano in questo difficile compito.

 

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8 risposte a Bindi e Tiraboschi ad Annozero

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  3. Manlio ha detto:

    *****
    A torino, solo nell’ultima settimana, hanno mandato a casa 2600 precari. Ma te che **** ne sai. Ma chi ti paga per scrivere queste ***** da fighetto superpagato?

  4. Rigitans' ha detto:

    il lavoro a termine avrà anche dato qualche opportunità in piu’ ai disoccupati come dici tu…ma questo giochino ha permesso che tutti gli altri peggiorassero le condizioni. inoltre questi nuovi contratti hanno ridotto i diritti, e da quando è stato legalizzato il precariato(senza ammortizzatori sociali)si sonoc reati tipi di lavoro che chiamarli tali è un eufemismo, e ne so qualcosa anche per esperienza personale.

    le vere opportunità sono poche perchè non si investe sulla specializzazione, sulla formazione, quindi aumentano le richieste di lavoro generico, che è a buon mercato con riduzione dei diritti(per non parlare del lavoro nero)quindi io tutte queste opportunità non le ho viste.

    scopo della politica è dare diritti, invece nel mercato del lavoro sono stati disgregati questi diritti, eppure bastava almeno completarla la biagi, almeno quello.

    io sono per una sicurezza flessibile, non per una flessicurezza, cioè una flexsecurity di sinistra, che stia dalla parte del lavoratore prima che dell impresa.

  5. alleinehenzemutter ha detto:

    vallo a spiegare in banca che nn sei precario se non sei solo a tempo indeterminato
    quando glielo hai spiegato vedi se ti danno il mutuo
    poi pensa ad andare in affitto e pensa che ti chiedono una fidejussione perchè non si fidano tu paghi e di nuovo vai i banca…

    PS se pole esse flessibili anche con il contratto a tempo indeterminato .. ti licenzi e cambi ..
    e lo dico per esperienza ..
    la flessibilità non ha nulla a che vedere con il contratto …

  6. Loud ha detto:

    @Manlio:
    che ne sai della mia situazione lavorativa ed economica? Nulla, quindi evita questi commenti poco costruttivi. Io esprimo il mio pensiero, tenendo presente quanto vedo ogni giorno nel settore della consulenza del lavoro in cui presto la mia attività professionale, con riguardo in particolare alle esigenze delle imprese e al tipo di ricerca che fanno i lavoratori. Le imprese sempre più spesso cercano persone capaci e con voglia di fare; i lavoratori continuano a cercare “un lavoro” e questo alle imprese non piace.
    Ciao

    PER TUTTI:
    E’ doveroso comunque fare una distinzione, perché il mio discorso può reggere nei settori ove è la domanda di lavoro coinvolge giovani preparati, formati, mentre ha un riscontro positivo solo marginale in quei settori, come quello metalmeccanico, dove la prima domanda di lavoro riguarda l’operaio (soggetto importante nell’industria, che ritengo vada maggiormente retribuito per il pesante lavoro che svolge) da inserire nella catena produttiva, con diverse aspettative da entrambe le parti.

    Tutti sono spaventati dalla flessibilità, il cui significato viene erroneamente ricondotto alla “semplicità di lasciare a casa il lavoratore” o a quello di “precarietà”, mentre invece vuol dire ben altro…

    @Rigitans:
    concordo con te sul fatto che non si sfrutta a sufficiente la formazione quale chiave principale per lo sviluppo.
    Devo invece farti notare – ma avrei dovuto puntualizzarlo io nel post – che quando si parla di contratto a termine (d.lgs. n. 368/2001) non c’entra nulla la legge/riforma Biagi (legge 30 e d.lgs. n. 276 del 2003).
    E’ qui il vero abuso: sui contratti a termine. Le motivazioni da esplicare nel contratto individuale di lavoro si trovano molto facilmente, le imprese utilizzano spesso questa tipologia di contratti perché non vogliono legarsi subito al dipendente. Ecco perchè la proposte di Ichino (come segnalavo in un precedente post) possono essere un punto di partenza per tentare di migliorare e rendere più attuale la legislazione del lavoro.

    La flexcurity è importante, che sia poi di sinistra non ci giurerei. E sono d’accordo che la riforma Biagi (d.lgs. 276) andrebbe completata con gli ammortizzatori sociali. Lo sanno tutti, lo dicono tutti. Ma tra il dire e il fare…

    @alleinehenzemutter:
    Il fatto che in banca non ti concedano un mutuo se sei precario non è un dato assoluto, ma purtroppo capita spesso. Perché c’è questa convinzione che se hai un contratto a progetto, a termine o altro riconosciuto come precario, significhi non avere un potere tale da poterti pagare il mutuo in futuro. Comprensibile, ma inaccettabile perché bisogna creare dei canali che permettano a tutti di accedere a quei benefici concessi ai titolari di contratto a tempo indeterminato, anche perché tante volte può essere più sicuro un lavoro a progetto che uno a tempo indeterminato: il primo lavora sodo, con passione, il secondo troppo spesso lavora e basta o addirittura si approfitta della situazione per poi essere licenziato… E capita, anche se licenziare un dipendente fisso è uno strazio (altra disciplina su cui intervenire a livello legislativo).

    Grazie a tutti dei contributi,
    spero di leggervi ancora qui o altrove su internet 🙂

    Luca

  7. Maccio ha detto:

    Più ti leggo e meno mi convinci… purtroppo le variabili in campo sono molte più dell’ennesima banalizzazione un po’ caricaturale che tu proponi. Non sempre il lavoro viene garantito su criteri di capacità oggettiva (ammesso che tu a cose di questo tipo pensassi). Per definizione la scelta/conferma di un lavoratore è soggettiva. Il soggetto che fa questa scelta spesso la fa non solo sulle capacità, ma sull'”affidabilità” del lavoratore. E spesso l'”affidabilità” implica per esempio il non essere donna in età fertile, oppure non essere iscritto al sindacato.
    Se tutti i datori di lavoro sono in limpida buona fede come tu affermi, come ti spieghi la richiesta di sottoscrivere la lettera di dimissioni all’atto dell’assunzione? Se sei donna e giovane è molto probabile che te la facciano firmare… ma non dovrebbero invece prima verificare come lavori?
    Sembra quasi che tu voglia nasconderti una triste realtà in cui vivi. Mettere però la testa sotto alla sabbia non aiuta a superare i problemi della precarietà.

  8. Maccio ha detto:

    buuuuuuu, hai moderato il blog, buuuuuuu 😉

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