Privacy vs Entrate

Non ho fatto in tempo a curiosare sul sito dell’Agenzia delle entrate… Ma dico io, siamo normali in Italia? Non sono ovviamente d’accordo che l’Agenzia delle entrate possa scamparla liscia, il Garante deve sanzionarla (anche se forse le casse restano poi quelli statali…)

Sulla questione segnalo questo interessante articolo di Francesco Minciotti, uscito anche su Agenzia Radicale.

Vorrei però precisare – come ho fatto nei commenti dei siti citati – che la pubblicazione, secondo l’art. 69 del decreto sugli accertamenti tributari (d.P.R. n. 600/1973), riguarda i dati dei contribuenti che abbiano omesso la dichiarazione ovvero di quelli nei cui confronti vi sia stato un accertamento tributario con le caratteristiche indicate nella norma… Mi piacerebbe tanto sapere se invece, in questo elenco pubblicato sul sito dell’Agenzia delle entrate, vi siano finiti anche i dati di altri contribuenti o di tutti. Purtroppo non ho fatto in tempo a scoprirlo.

Va reso noto, inoltre, che: a) la pubblicazione non sono convinto che riguardi anche il web, in quanto al sesto comma della norma si parla di “Comuni” che devono ricevere e tenere gli elenchi per la consultazione di chiunque (mi verrebbe quindi da dire che l’elenco debba essere presso i Comuni, e non sul sito dell’Agenzia delle entrate); b) la durata della pubblicazione dell’elenco è di un anno, quindi l’anno di imposta 2005 – dichiarato nel 2006 – ormai doveva essere tolto.

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4 risposte a Privacy vs Entrate

  1. Maccio ha detto:

    A me invece appare del tutto normale che se i dati sono pubblici (presso i comuni) lo possano essere anche in rete. E’ infatti evidente ed inevitabile che l’evoluzione tecnologica superi quella che è la legislazione vigente e non vedo nulla di male nella pubblicazione su un mezzo “ampio” dei redditi dei cittadini italiani. Mi pare un fatto di trasparenza.
    Mi fanno anche scappare da ridere quelli che si barricano dietro il fatto che la pubblicazione genererebbe una “la lotta tra classi” dovuta alla presa di coscienza di chi è più ricco. Mi sembra assai ipocrita cercare di nascondere il fatto che esistono differenze sostanziali nella nostra società.
    Infine, essendo i dati già pubblici presso i comuni, non vedo dove stia il problema della privacy e di conseguenza non capisco l’avversione del Garante per questa iniziativa che reputo di grande trasparenza.

  2. Loud ha detto:

    Maccio, sulla pubblicazione su web non sono convinto. La disponibilità presso i Comuni garantisce – o dovrebbe – un tracciato chiaro di chi domanda i dati, per internet è più complicato. Ma non escludo che per effetto dei tempi in cui siamo sia opportuno utilizzare il web anche per questo. Non so.
    Il problema è che bisognerebbe capire:
    1) sono stati pubblicati i dati relativi a “tutti” i contibuenti o solo quelli dei contribuenti che hanno omesso la dichiarazione o nei cui confronti sia stato accertato un debito fiscale ai sensi dell’art. 69 d.P.R. 600/73? (nella seconda ipotesi OK, nella prima sarebbe violazione di legge);
    2) i dati del 2005, dichiarati nel 2006, secondo l’art. 69 dovevano essere pubblici fino al termine del 2007 e non oltre (quindi qui ci sarebbe comunque violazione di legge).

    Per la trasparenza no, non è giusto (e nemmeno sicuro per i cittadini) che tutti possano sapere tutto dei vicini e di ogni altra persona. L’art. 69 credo nasca dall’intenzione di tutela di eventuali creditori e trasparenza verso i cittadini onesti; ma la privacy – nel senso comune del termine – va garantita.

    Come capirai dal mio post, comunque, io non mi sono scandalizzato di quanto accaduto ma ho solo voluto esporre alcuni elementi che nei giornali non emerge. Infatti non seguo l’andazzo giornalistico, che spesso crea più confusione che informazione… ma la gente si sa, legge qualcosa e segue l’aria che tira 😉

  3. Pingback: notizieflash.com

  4. Loud ha detto:

    AGGIORNAMENTO (6/5/08, h 18)

    Come volevasi dimostrare, i giornali hanno fatto notizia-scalpore creando confusione, perché i redditi pubblicati erano solo quelli relativi ai contribuenti menzionati nell’art. 69 del d.P.R. 600/73.

    La contestazione piuttosto che urlare “privacy” ai quattro venti, doveva riguardare l’imprecisa informativa ex art. 13 del d.lgs. 196/03; lo sforamento dell’anno di applicazione che, interessando i redditi del 2005, presentati od omessi nel 2006, andavano diffusi ai Comuni e resi disponibili per chiunque fino al 31/12/07 (cioè per un anno); al fatto che quando la norma di cui all’art. 69 del decreto Accertamenti parla di “pubblicazione” è estensivo, forse, intendere anche la pubblicazione su internet senza controllo alcuno sulla presa visione dei dati da parte di terzi; ecc.

    Ma no, i giornali hanno solo gridato allarme per la pubblicazione dei dati di tutti, senza precisazioni doverose per non creare allarmismo ingidantendo la situazione.
    Così come la politicizzazione del caso…

    Comunque sia il Garante ha dichiarato illegittima “quella” pubblicazione on-line dei redditi, andare a vedere con attenzione quanto accaduto, controllando il testo normativo e quindi valutando anche le giustificazioni prodotte dall’Agenzie delle entrate, e capire il perché piuttosto che generalizzare è un altro paio di maniche.

    Per gli interessati ad un approfondimento lascio qualche link:

    Garante Privacy – Provvedimento del 6 maggio 2008 [doc. web n. 1512255] 

    di 1 ora
    Il Sole 24 Ore – Garante privacy, illegittima la modalità di diffusione dei redditi online
    Corriere della Sera – «Illegittima diffusione online dei redditi»

    di stamattina o ieri
    Punto Informatico – Redditi online, scomuniche sull’Agenzia delle Entrate
    Il Sole 24 Ore – Agenzia delle Entrate: «I redditi online diffusi per trasparenza»

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