Il precariato non abita in Italia

Questo titolo, preso dal Resto del Carlino, non so se l’ho scelto perché ci credo o per provocazione.

Quando la politica parla tanto di precariato, strumentalizza un problema concreto ma non dalle dimensioni così ampie come invece pare sempre di capire.

La ricerca condotta dall’Università di Modena e Reggio Emilia per conto di Randstad Italia (Agenzia per il lavoro) lo dimostra: il 77,4% degli italiani ha un contratto a tempo indenterminato, contro il 7,2% di interinale. Il Co.Co.Pro. è ridotto all’1,1% e altrettanto marginali sono le altre forme di contratto flessibile.
[Cfr. il Resto del Carlino, 02/04/2008, p. 5]

Il prof. Michele Tiraboschi (docente Dir.Lav. facoltà di Economia e direttore Centro Studi M.Biagi) spiega che mancano dei professionisti in grado di far incontrare domanda e offerta del lavoro con buon esito di rapporto instaurato tra le parti.
Oggi le Agenzie per il lavoro, a mio avviso, scarseggiano in competenze e conciliazione tra professionalità ricercata dall’impresa e interessi/attitudini dell’offerente di lavoro.
Lo dico perché questo settore, unitamente ad altri come la Sicurezza, è un campo che mi interessera in vista dell’auspicata abilitazione di Consulente del lavoro.

Tornando all’indagine, il 5,3% ha contratto a termine (tipologia in cui ritengo si annidi il vero abuso, visto che pochi di questi contratti rispondono ad una effettiva esigenza con giusti motivi ai sensi del D.Lgs. 368/2001); non so invece se questa indagine ha verificato l’impatto anche di una nuova realtà: le false p.iva, cioè lavoratori autonomi che dissimulano un rapporto di lavoro subordinato strictu sensu.
E’ il caso di lavoratori con buona preparazione culturale e professionale, le cui competenze sono ben spendibili in forma autonoma e quindi comportanti la richiesta, da parte dell’impresa, dell’apertura di una p.Iva per poter lavorare presso la ditta domandante lavoro.

Le soluzioni proposte dalla normativa introdotta da Biagi sono all’avanguardia di un mercato del lavoro in evoluzione; non è colpa sua se in Italia ci sono dei disonesti…

La soluzione? Non è toccare la normativa, ma favorire la vigilanza sul territorio. Abolendo però, in questa ipotesi, la certificazione dei contratti (ottimo strumento poco praticato) perché altrimenti nemmeno gli Ispettori potrebbero vanificare l’applicazione di quei contratti “certificati” e l’unica strada, per il lavoratore, sarebbe composta dalla via giudiziaria, …la più tortuosa.

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3 risposte a Il precariato non abita in Italia

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  2. Mario ha detto:

    Questi alcuni degli elementi sul precariato.Direi che ci vuole molta disinvoltura nel circoscrivere il fenomeno in modo così banale.I dati Istat sono relativi al 2007.Manca la parte di sommerso.
    altri interventi sulla materia:
    http://pensareinprofondo.blogspot.com/2007/09/dimensione-del-precariato.html
    http://pensareinprofondo.blogspot.com/2007/09/nuemri-maliziosi-sul-fenomeno-del.html

    Contratti a termine

    Nell’ultima rilevazione trimestrale dell’Istat viene indicato il numero di quanti usufruiscono di contratti a termine.Su un totale di 17,milioni 155 mila lavoratori dipendenti, 2 milioni 305 mila hanno contratto a termine (13,43% dei dipendenti). Rispetto a questo andamento si evidenzia l’aumento del numero dei lavoratori inattivi (+260.000 unità).Sempre l’Istat nel 2005 su un totale di 16.719.000 dipendenti calcolava in 2.122.000 il numero dei lavoratori a termine (12,6% sul totale dipendenti). Non c’è male come accelerazione, con buona pace delle tesi “dell’ottimo prof.Ichino”.

    Collaborazioni e gestione separata INPS

    Nel 2003 l’INPS dichiarò un numero di 1milione 700mila posizioni attive relative alla gestione separata (56,4% del totale iscritti).Questi numeri furono diffusi in occasione della elezione di rinnovo del comitato di gestione.Nel 2004 è stata di 170.000 unità l’incremento per questa voce.Tolti 232 mila professionisti (amministratori etc.) e collaboratori con altri redditi (360 mila) il numero dei collaboratori attivi senza altri redditi era di 1.046.000 unità. Il reddito medio stimato dall’Ires Eurispes era di 12.500 € lordi all’anno.
    Nel 2004, 400 mila associati in partecipazione confluirono nella gestione separata.

    Prestazioni occasionali

    L’Istat ha stimato in 110.000 le unità interessate a questa tipologia di contratto

    Contratti di somministrazione

    A fronte di un dato Istat di 150 mila soggetti interessati, nel 2004, le associazioni di categoria del lavoro interinale (APLA,Confiterim,Ailt) diffusero i seguenti dati:
    a fronte di 1 milione 116 mila missioni, ci sono stati 502 mila lavoratori interessati dei quali 300 mila con contratti superiiori ad 1 mese di attività.

  3. Rosa ha detto:

    Altro che se non esiste il precariato, esiste si! E’ un fenomeno fin troppo presente nel nostro paese! E ve lo dice una persona che, con due lauree in mano, pesa ancora sulle spalle dei suoi genitori e non per scelta ma per una sorta di imposizione “dall’alto”… Ultimamente questa problematica è divenuta tema di un libro di Michela Murgia, Il mondo deve sapere, al quale si è ispirato il film di Virzì. Io ho avuto il piacere di vedere anche lo spettacolo che è stato in scena a Napoli, che mi è piaciuto tantissimo, perchè mi sono rispecchiata nella protagonista. Se posso darvi un consiglio sarà tra non molto a Roma.
    Scusate il mio sfogo iniziale.
    Saluti una giovane precaria

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