Prostituzione: Commissione Tributaria Lombardia, anche le lucciole debbono pagare le tasse

Per la prima volta in Italia una Commissione tributaria si è pronunciata in merito all’obbligo per le prostitute di pagare le tasse. A darne notizia è il Corriere della Sera. La sentenza è stata emessa dalla Commissione tributaria della Lombardia che ha condannato una prostituta proprietaria di sei appartamenti e di due auto a pagare quasi 70 mila euro tra tasse e sanzioni perche’ non ha dimostrato documenti [1] alla mano la provenienza del suo reddito.
Nel caso di specie, l’agenzia delle entrate si era accorta che la donna era intestataria di un lussuoso appartamento nel pieno centro di Milano, di due monolocali in citta’ e di altre due case. Insomma un patrimonio [2] di tutto rispetto che però non compariva (se non in parte) nelle dichiarazioni della signora. La donna a fronte della richiesta di pagamento di circa 70.000 euro all’agenzia delle entrate, disse di non avere i soldi per pagare perché dopo aver fatto per venti anni il mestiere piu’ antico del mondo, si era poi ritirata dall’attivita’. Rivolgendosi alla Commissione tributaria provinciale la donna ha dimostrato di essere stata una prostituta, raccontando [3] la sua storia a partire da quando era fuggita di casa all’età di 17 anni. Finita sulla strada era riuscita a comprarsi un monolocale e poi aveva accumulato discreti risparmi che aveva deciso di investire in appartamenti. Durante il giudizio il suo legale aveva anche prodotto le inserzioni con cui la donna aveva messo in vendita il suo corpo. I giudici di primo grado le diedero ragione affermando che i guadagni della prostituzione ”non possono essere considerati tecnicamente redditi”. Del resto, secondo la Cassazione, i proventi dal meretricio sono una ”forma di risarcimento del danno” che, vendendo se stessa, la donna subisce alla sua dignita’. Come tali non possono essere tassati. In appello la decisione è stata ribaltata. Le motivazioni della Commissione tributaria regionale – spiega il quotidiano – “anche se non affrontano in modo diretto il tema dei guadagni da prostituzione partono dal presupposto che (el)la […] ha avuto comunque un reddito (che lei ha dimostrato provenire dal suo lavoro di lucciola). Esso e’ quello ‘presunto’ [4] calcolato dall’Agenzia delle entrate. M.L. ha ‘chiaramente provato (…) quale era la sua attivita’ negli anni, non ha pero’ provato ne’ quale era o poteva essere l’ammontare delle somme da lei percepite, ne’ le somme da lei spese ‘perché non ha prodotto una documentazione idonea’ [1], scrivono i giudici. Se l’avesse fatto, si sarebbe potuto stabilire con esattezza il suo reddito e forse avrebbe pagato meno” [5].

(Data: 24/11/2007 – Autore: Roberto Cataldi, eccetto corsivi, grassetti e note)

Note a cura di Luca Lodi:

  • 1. Il processo tributario è basato esclusivamente su documenti probatori, non è accettata la prova testimoniale. I giudici devono svolgere la propria funzione sulla base dei documenti prodotti in giudizio.
  • 2. I redditi possono essere determinati anche sinteticamente, individuando l’importo reddituale attribuito ad ogni bene indice di ricchiezza (c.d. redditometro) ed applicando il relativo coefficiente presente in apposite tabelle approvate con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate; i redditi fondiari sono determinati, in ogni caso, sulla base delle risultanze catastali.
  • 3. Per l’applicazioni delle presunzioni il contraddittorio è obbligatorio
  • 4. La presuntio hominis dell’Agenzia delle Entrate, basata sul patrimonio immobiliare, è tipica dell’Ufficio: la compravendita fa presumere un reddito necessario per far fronte all’acquisto della proprietà fondiaria e dei relativi diritti, un reddito che va dichiarato al Fisco. In caso di omissione della dichiarazione gli uffici provvedono all’accertamento d’ufficio ex art. 41 D.P.R. 600/73): i poteri degli uffici sono ampi, possono basarsi su presunzioni o su circostanze isolate anche in contraddizione con eventuali scritture contabili regolarmente tenute. Per la determinazione sintetica cfr. la nota n.2.
  • 5. Avrebbe pagato sulla base dei redditi accertati effettivamente percepiti, oltre sanzioni e interessi, con possibilità di importo complessivo inferiore a quanto intimato dall’Agenzia o – non è da escludersi – maggiore. Tutto dipende dal reale guadagno della contribuente. Il contribuente è sempre ammesso a fonire prova contraria, anche prima della notifica dell’avviso di accertamento ex art. 42 D.P.R. 600/73.

Commento conclusivo: sono d’accordo con la Commissione tributaria regionale, perché le tasse vanno pagate e in caso di omissione di redditi, quindi di evasione fiscale, è interesse del Fisco (dello Stato) e di tutti i contribuenti che venga accertato il vero guadagno nei modi stabiliti dalla legge.

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15 risposte a Prostituzione: Commissione Tributaria Lombardia, anche le lucciole debbono pagare le tasse

  1. samantha ha detto:

    Se quei soldi fossero stati guadagnati davvero con la prostituzione, la signora sarebbe sepolta da anni. Se si fa pagare 40 euro mi spiegate coem può avere accumulato il tutto? Non scherziamo!

  2. samantha ha detto:

    Scusi tanto Luca e le ferie? La malattia ? Le spese Cioè noi dovremmo pagare senza avere beneficio alcuno ??????????? Pari agli sfruttatori quindi !

  3. Loud ha detto:

    @samantha:

    La ringrazio dell’osservazione ma cosa centrano gli istituti tipici del rapporto di lavoro subordinato, come le ferie, e gli istituti di assistenza sociale, come la malattia, con l’assoggettabilità fiscale dei redditi? Anche coloro che hanno diritto a questi istituti diretti o differiti devono pagare le imposte sui redditi Irpef, ovviamente in proporzione al reddito. Qualora il reddito non viene dichiarato è dovere degli uffici delle entrate provvedere all’accertamento e, laddove manchino elementi di determinazione esatta di questo reddito, provvederanno con l’accertamento induttivo.
    Chiunque percepisca un reddito deve pagarci sopra le imposte, salvo che la legge non disponga diversamente.

    Il fatto dei diritti derivanti dal rapporto di lavoro (che qui non esiste) non interessa il Fisco perché perché non è una questione tributaria ma di diritto del lavoro.

    Saluti, Luca

  4. pia ha detto:

    Esiste una sentenza della cassazione del 2006 che dichiara non tassabile il reddito dela prostituta.
    Sbaglio o la Cassazione è superiore alla comissione tributaria?
    Io farei ricorso apellandomi a quella sentenza.

  5. Franco ha detto:

    Segnalo che l’articolo 7 della legge 20 febbraio 1958 n. 75 parla chiaro: “le autorità di pubblica sicurezza, sanitarie ed amministrative non possono procedere ad alucuna registrazione diretta od indiretta, delle donne che esercitano la prostituzione o siano sospettate di esercitarla”. Quindi le meretrici non possono aprire la partita IVA, di conseguenza il loro reddito non può essere tassato e nemmeno l’INPS può riconoscere la loro attività. Ovviamente ciò deve essere dimostrato, altrimenti qualsiasi evasore a cui arriva il redditometro potrebbe dire: “Ho fatto la prostituta per comprare tutto questo patrimonio”.

  6. Giovanni ha detto:

    Sinceramente la mia opinione è che non si possa affrontare l’argomento “tassazione delle prostitute” a colpi di sentenze di Commissioni tributarie e/o a spizzichi e bocconi, con interpretazioni non univoche nei vari livelli di giudizio e/ordinamenti.

    In linea di principio può essere giusto che le prostitute paghino le tasse sulla loro attività, ma come tutti gli altri lavoratori, abbiano diritti e doveri, nell’ambito di un ridisegno della legislazione attualmente vigente.

  7. SAMANTHA ha detto:

    Luca senta, ripeto: pari agli sfruttatori e infatti si potrebbe denunciarli per sfruttamento. A prescindere che ripeto è impossibile accumulare certe cifre con al prostituzione e quindi ci saranno degli illeciti sotto..
    Noi siamo le prime a volere pagare le tasse: LE TASSE come tutti i lavoratori. Con tanto di detrazione per 600 euro d’annuncio al mese e tutto il resto.
    Ovvio che se una donna ostenta ricchezza, qualcosa che nn funziona c’è.

  8. alessandra ha detto:

    quindi..io devo pagare le tasse sul mio lavoro..quando nn e’ riconosciuto come lavoro,quando nn posso aprire una partita IVA,nn posso quindi pretendere nulla ma devo pagare?? qualcosa nn mi torna..grazie ciao!

  9. alessandra ha detto:

    e comunque ce’ di base che un articolo della costituzione dichiara che i proventi di questo lavoro nn sn tassabili. quindi mi domando nonostante ci sia una legge ben precisa come puo’ un ente di qualsiasi genere alzarsi una mattina e decidere il contrario? siamo in democrazia o in dittatura?

  10. alessandra ha detto:

    secondo me l errore che ha fatto la collega condannata a pagare e’ stato forse di nn pagare ici o dichiarare gli immobili..attirando cosi’ su di se’ l attenzione..d altronde se nn paghi neanche il minimo del dovuto il fisco s’inc…!!!

  11. Loud ha detto:

    Alessandra, guarda che la Commissione tributaria non dice che bisogna pagare le tasse sul reddito da prostituzione (su cui si potrebbe discutere una vita…), bensì su un accertamento effettuato dall’Agenzia delle entrate che era di tipo induttivo, cioè basato su presunzioni. Questo tipo di accertamento è disciplinato dalla legge e prevede che qualora un contribuente abbia determinati patrimoni (che compongono reddito!) come gli immobili, allora significa che deve aver avuto dei redditi con cui abbia potuto acquistare detti immobili. Il contribuente può dimostrare il proprio reddito, altrimenti l’Agenzia delle entrate può giustamente pensare che vi siano stati, in barba al fisco, dei redditi in nero. E’ dunque dovere dell’Agenzia intervenire.
    Inoltre, la stessa sussistenza di beni patrimoniali – gli immobili – sono indice di ricchezza e come tali vanno dichiarati in sede di dichiarazione dei redditi al fine di pagare le imposte su questi beni (non già sui proventi da prostituzione).

    La contribuente in causa avrebbe potuto dimostrare l’ammontare dei propri guadagni, ancorché con estrema difficoltà, così tentare di ridurre la pretesa tributario-accertativa.

    Per quanto riguarda, infine, la tua polemica posso dirti che, anche se il guadagno proviene da un lavoro “particolare”, le tasse è comunque un Dovere di tutti pagarle in proporzione al reddito (compresi i redditi dei beni patrimoniali). Nel caso della prostituzione, però, si può considerare una parte del reddito quale ristoro del danno subìto (e i giudici di primo grado, nel merito, l’hanno inteso in questo senso e non “tecnicamente reddito”), ma non può considerare interamente come ristoro in quanto con esso la donna si guadagna da vivere, e quindi in parte è reddito di lavoro e sarebbe opportuno dichiararlo e tassarlo… Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Concordo con l’Agenzia delle entrare, però, sull’effettuazione di un accertamento induttivo motivato dai beni immobili posseduti.

    Saluti,
    Luca

  12. alessandra ha detto:

    gent.le Luca grazie della sua attenzione. da ignorante in legge come sono io, mi sembra comunque metaforicamente parlando un gatto che si morde la coda!

  13. alessandra ha detto:

    D’altronde..se sono 50 anni che nessuno riesce a regolamentare la cosa..ci sara’ un motivo!

  14. LARA ha detto:

    Buona sera a tutti quelli che hanno inviato commenti. Sappiate che più di me non ne può sapere e dire nessuno, visto che anch’io sono stata completamente “delapidata” dei miei risparmi e vare tassazioni prsunte, guadagnate in anni di sacrifici. Solo chi ha provato può saperlo cosa vuol dire. Sicuramente non piovono dalla finestra e tante volte per un motivo o un altro non veniamo neanche pagate. Non dimentichiamo poi le botte, le umiliazioni che una persona subisce per tirare a campare. Non è tutto oro quello che luccica. Mi sento violentata in tutto. Come fossi una criminale. Avvocati, tributaristi, chiacchiere vari. Alla fine se ne lavano le mani tutti. “meglio che paghi” ti rispondono. Tanto non sono i loro guadagni e sacrifici. La casa guadagnata onestamente me la vedo sparire. Vergogna. Ti costringono a pagare e non hai nulla in cambio. Non puoi scalare spese, nulla. Un giorno t’arriva la cartella esattoriale e ti derubano di quello che vogliono. lascio al giudizio di chi a il coraggio adesso di far morale o commenti, quando non ha provato di parsona quello che ho provato. Grazie. Scusate ancora per lo sfogo.

  15. Loud ha detto:

    Lara, nessuno intende confutare le umiliazioni che avrai subito; nessuno intende confutare assolutamente nulla, anche perché sappiamo benissimo che trattasi di redditi sommersi per svariate ragioni… Tuttavia si parla di “redditi” e le norme contro l’evasione vanno a guardare il “patrimonio” per determinare, in modo induttivo, il reddito percepito dal contribuente (in mancanza del quale è pressoché impossibile che egli sia riuscito a costituire il patrimonio in parola).
    Le regole sono queste, e non sono ingiuste (avrà molteplici problemi, ma la regola di fondo la vedo generalmente corretta). E’ semmai il sistema culturale e della legalità ad avere qualche problema, ma questa è un’altra storia.

    Su una cosa concordo con te: se ne lavano le mani, alcuni perché impossibilitati a fare qualcosa, altri perché a loro sta bene così. Credo.
    Forse se le soluzioni, opposte, sarebbero due: perseguire davvero lo sfruttamento della prostituzione, aiutando le donne che ne vogliono uscire; legalizzare l’attività sotto svariati aspetti, non solo fiscale. Ma quale di questi funzionerebbe davvero in uno Stato come il nostro?

    Ti ringrazio del tuo commento che certamente vale da contributo al discorso aperto su questo blog.

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