DDL Editoria e già sono polemiche dal web ma i blogger non sono coinvolti

Chattando con SKA e leggendo il suo post vengo a sapere che sul DDL Prodi-Levi sull’editoria sorgono già delle polemiche e perplessità dal corpo del web, in particolare qualche timore sul possibile coinvolgimento dei blogger negli obblighi che potrebbe imporre questa futura legge.
Ovviamente sia io che SKA siamo convinti che non vi siano rischi, esattamente come il caso del famigerato art. 32 della finanziaria 2007 che venne stracciato dopo il tanto baccano…

Il mio parere è ovviamente lo stesso di allora: il DDL non interessa i blogger!! E vi spiego il perché, senza nemmeno dovermi studiare tutto il DDL per capire agevolmente perché i blogger sono esclusi dall’interessamento di questo disegno; studio che forse avrebbe dovuto fare chi si è messo a dare informazioni inesatte che hanno il solo risultato di creare confusione tra i lettori. E’ il caso di Beppe Grillo, Punto Informatico e Valentino Spataro, facendomi supporre che abbiano ingenuamente confuso il concetto di «forma non imprenditoriale» con “tutti coloro che non sono impresa” piuttosto che “soggetti che svolgono attività editoriale in forma non imprenditoriale, quindi senza imprenditore, come le associazioni o le società cooperative” e che, quindi, non significa necessariamente ricomprendere anche i blogger che non svolgono “attività editoriale”.

Infatti per interpretare questo DDL si può certamente passare da una interpretazione letterale, che però tenga conto dei significati di “attività” e di “prodotto” (e il weblog non è un «prodotto editoriale», bensì uno strumento di comunicazione e comunque non un prodotto realizzato nell’ambito dell’attività editoriale di interesse specifico della normativa di settore!!), ma si dovrebbe necessariamente attraversare anche l’interpretazione sistematica consultando la legge attuale sull’editoria (legge 7 marzo 2001, n. 62 che rimarrebbe in vigore ad eccetto degli artt. 1 e 11), il codice civile, la legge sul diritto d’autore, ecc.

Chi l’ha “sparata” davvero grossa è Beppe Grillo che, con i tanti blogger che lo seguono quotidianamente, probabilmente ha fatto più danni di tutti. Sbagliare è umano – nessuno lo nega – ma se l’interpretazione delle norme non è il suo forte (come nel caso dell’art. 32 della finanziaria: stessa confusione! v. supra) forse sarebbe bene che evitasse di trattare argomenti del genere, no?!

Evitiamo di fare “terrorismo mediatico” per favore – passatemi il termine -. Stiamo calmi e tranquilli. Non credo proprio ci sia pericolo per i blogger, né dal punto di vista fiscale (pensando anche alle disposizioni tributarie che possono entrare in gioco) né da quello di legislazione speciale di settore (non rientrando il blogger nell’ambito soggettivo né il weblog in quello oggettivo di questo di disegno di legge).

Poi se i parlamentari vorranno essere più precisi nell’approvazione del testo finale non potremo che esser loro grati: la speranza è l’ultima a morire 😉

* * *

UPDATE: [22/10/07] Tra i commenti trovate alcune mie “precisazioni” da ritenere parte integrante di questo post e che di seguito riporto per rapidità espositiva.

Chi insiste sull’applicabilità di questo ddl anche ai blogger, è pregato di prendere in considerazione:

1) il disegno è rivolto al settore dell’editoria, per ragioni di ordinamento della regolamentazione, non già a chiunque scriva qualcosa;
2) nell’applicazione del ddl vanno comunque tenute presente le finalità del disegno, esposte nel suo art. 1 e che servono anche per delimitare proprio i criteri di applicabilità delle disposizioni contenute nei restanti articoli;
2bis) guarda caso il ddl inizia specifando che il tema è quello della “editoria quotidiana” e ciò fa intendere il settore professionale dell’editoria (si faccia questa riflessione anche collegandosi alle altre norme vigenti nel nostro ordinamento), il che esclude a priori che nell’ambito applicativo soggettivo rientri chiunque scriva qualcosa e lo pubblichi su internet, tant’è che l’attività poi definita e richiamata nei successivi articoli del ddl si interessa ai prezzi dei prodotti proprio perché ci si rivolge, come dicevo, al settore professionale e non a chiunque scriva su web;
3) quando si parla di “prodotto” (ad es. nella definizione contenuta nell’art. 2) basta andare ad osservare il significato letterale della parola per capire che il weblog non è un prodotto ma uno strumento, così come i siti, e non per forza le pubblicazioni in esso contenute sono delle opere al pari delle opere editoriali in senso stretto i cui diritti sono sfruttati dagli autori/editori nello svolgimento delle proprie attività editoriali;
3bis) non va dimenticato che esiste la possibilità, su apposito accordo internazionale fra i vari attori del settore, delle Creative Commons che certamente non smetterebbero di esistere o verrebbe quantomeno limitate per effetto indiretto di questo ddl una volta convertito (orbene, le CC servono per informare i terzi sul tipo di utilizzazoine che si può fare dell’opera sottostante a CC, nulla a che vedere con l’eventuale registrazione al Registro di cui al ddl, ma vi sarebbe comunque una lesione delle CC perché perderebbero di utilità in un settore che anziché liberalizzato diventerebbe fortemente limitato per tutti i soggetti e non solo per il settore editoriale cui il ddl è rivolto);
4) solo i blog e i siti che fanno vera informazione al pubblico quale tipologia di attività editoriale in senso proprio del termine, con le finalità definite informazione di cui all’art. 2 del ddl, potrebbero essere coinvolti: ad es. sito di una impresa che fa altro di mestiere ma come attività accessoria fa informazione periodica rivolta al pubblico tramite il proprio sito (e fare informazione non vuol dire semplicemente esternare i propri pensieri). In tal senso solo pochi blogger potrebbero davvero essere coinvolti ma con accortezza: poiché si deve tornare alle finalità del ddl che sono rivolte al settore dell’editoria (ecco perché si cita sempre la parole “imprese” od organizzazioni – anche non profit – si comprende che i destinatari non sono certo i privati proprietari di siti o blog.

Capite perché dico che un’interpretazione deve essere sia letterale che sistematica? Se l’applicazione fosse davvero quella che dite avremmo subito due importanti conseguenze: 1) incostituzionalità; 2) necessità di interpretazione autentica per risolvere il problema prima della dichiarazione di incostituzionalità.

Si potrebbe andare avanti nel discorso, ma quanto ho scritto sopra credo possa bastare per comprendere come i blogger siano esclusi dall’eventuale applicazione del ddl.
Qualche eccezione potrà esserci, ma in linea generale escludo il loro coinvolgimento.

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38 risposte a DDL Editoria e già sono polemiche dal web ma i blogger non sono coinvolti

  1. supramonte ha detto:

    v. supra??? ma se io sono d’accordo con te! 😛

    scherzi a parte, oltre il buon ska anche cape ed il sottoscritto, guardando solo il preambolo, eravamo giunti alla medesima conclusione. mi fanno specie i vari ministri (di pietro e gentiloni) che, piuttosto che dire che i blogger sono degli ignoranti (nel senso che ignorano la materia) vanno dietro al baccano creato: si salva solo folena. e, ahimè, registro che le notizie fasulle nel mondo dei blog circolano alla stessa velocità se non as una velocità superiore delle notizie vere. saremo anche gggiovani ma siamo un po’ torvi!

  2. Apprezzo il dibattito e anche l’accuratezza del tuo post. Ma ho l’impressione che tu abbia letto il MIO post superficialmente e dato giudizi che definirei almeno SUPERFICIALI. Il mio post ha tutti i verbi al congiuntivo e parlo, non a caso, di “presunto” provvedimento liberticida. Non ho pretese di dire che è “tutto chiaro”. L’unico modo per essere più prudente e obiettivo era non scrivere il post. E quella davvero sarebbe stata (auto)censura! “Informazione disinformata” è un’accusa pesante: ho letto 25 articoli sul tema, studiato la legge attuale e parlato con un avvocato esperto in diritto dell’informazione. Cos’altro dovevo fare non potendo parlare direttamente con il Ministro? Non mi piace parlare di cose su cui non sono informato…Infine, “informazione sbagliata”? A parte che, ripeto, ho cercato di far capire che la questione è tutt’altro che chiara, ho un grosso sospetto che qualche preoccupazione ci debba essere quando il Ministro delel Comunicazioni dice che il Ddl è da rivedere e che lui non l’ha forse letto bene.

  3. Loud ha detto:

    @supra: 😀

    @politicaduepuntozero:
    Prendo atto della tua risposta, e mi scuso se ho usato termini ritenuti “pesanti” o “sbagliati”. Mi sono lasciato prendere la mano scrivendo lo stesso commento, o analogo, sui vari siti che hanno sollevato il problema (e di solito dicendo espressamente che i blogger sono a rischio con il ddl).

    Da rilevare, comunque, che se ora i ministri si interrogano sulla portata di questo ddl ed alcuni fanno persino marcia indietro, vuol dire che manco sanno quello che passa davanti ai loro occhi per le approvazioni in parlamento… Sconcertante direi.

    Luca

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  7. justfrank ha detto:

    Piano piano qualche voce ragionevole riesce a farsi sentire nonostante il chiasso. Ormai la considero una regola: quando i grillini si scatenano unanimi, significa che sotto sotto c’è la bufala.

  8. Luca ha detto:

    Cari amici,
    Vi sbagliate di grosso…forse perchè non siete giuristi!
    In realtà i blogger con questo ddl rischiano tanto.
    Informatevi meglio
    Ciao
    Luca Porri
    Mantova

  9. Spartacus Quirinus ha detto:

    Memore del casino scatenato l’altra volta non ho creduto, vista anche la fonte bigrilletta, a questo nuovo “boato”… certo i ministri dovrebbero andare a lezione di comunicazione, sarebbe bastato smentire e dire che si sarebbe dovuto semplicemente chiarire la norma e invece… ma questa è un’altra storia poiché è dall’inizio di questo governo che osserviamo la gaffes di ministri, sotto e semplici parlamentari, che messi davanti ad un microfono parlano a ruota libera! 😉

  10. Roberto Giuliani ha detto:

    Ti ringrazio per l’intervento che hai fatto sul mio blog, ma devo dirti che non hai letto attentamente ciò che ho scritto.
    Premesso che la notizia l’ho reperita su Repubblica e che Grillo non l’ho letto, io ho evidenziato le parti della norma che sono soggette ad ambiguità interpretativa, aggiungendo poi, non che i blog rischiano, ma tutti coloro che hanno un sito o un blog.
    La ragione è molto semplice, il blog NON è solo un diario o un mezzo per comunicare generico, ci sono blog come quello di Grillo (per citarne uno noto a tutti) che fanno informazione.
    Nel mio caso, sono proprietario di un sito di enogastronomia da sette anni, oltre che del blog, e certamente faccio informazione.
    La linea è sottile e quel decreto è troppo ambiguo per dare certezze.
    Leggiti bene i suoi passi (che sono anche sul mio blog) e ti puoi rendere conto.
    Aggiungi che il decreto è stato approvato ad agosto, senza alcun annuncio pubblico, e conoscendo i nostri parlamentari, almeno la pulce nell’orecchio non può non venirti.

  11. Roldano De Persio ha detto:

    Ciao Luca,

    perdonami ma credo che il vero problema qui sia di non il merito ma il metodo.
    Il mio stupore nasce dall’ennesimo tentativo di normare tutto il possibile. Un esecrabile difetto da paese latino, che porta all’inflazione di inutili leggi e leggine, spesso inapplicate perché appunto inapplicabili. Internet, i blog sono fenomeni che arrivano da una cultura di stampo anglosassone e protestante, allergica al controlllo continuo da parte dello stato. Una cultura quella che ha partorito la Magna Carta, una cultura che per quanto piena di difetti non ha generato fascismi di qualunque colore. Normare sempre e comunque è una pratica dispendiosa e soffocante, specie se i giudiuci hanno altri strumenti, vedi codice civile, per potersi regolare. Nel merito trovo che lo stato non dovrebbe minimamente occuparsi di editoria e invece si prodiga e persevera nel sovvenzionare tutte le testate possibili facendo di me un abbonato a tutti i giornali, anche quelli che non leggo. Il problema di fondo qui è che nei paesi latini, dove ancora si sente odore di indici e di santa inquisizione, lo stato è più importante dell’individuo, nei paesi di stampo anglosassone la libertà individuale è più sacra delle norme del potere statale.

  12. manaland ha detto:

    Nel testo del decreto si legge:

    “Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative”.

    Precisando che:

    “Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso” (art 2, comma 1).”

    Ammetto la mia ignoranza, ma non mi pare sia proprio come dici tu.

  13. CaccaSpray ha detto:

    ciao loud, leggendo il ddl si arriva a tutt’altra conclusione pare, ed è per questo che dovrà essere riscritto..
    ho risposto al tuo commento, ti lascio l’indirizzo..(non so metterlo come link :s )
    http://magarisultardi.blogspot.com/2007/10/ddl-editoria-il-bavaglio-mettitelo-in.html#c7817220591406991786
    ciao

  14. Loud ha detto:

    COMMENTO IMPORTANTE PER I LETTORI – PRECISAZIONI

    Chi insiste sull’applicabilità di questo ddl anche ai blogger, è pregato di prendere in considerazione:

    1) il disegno è rivolto al settore dell’editoria, per ragioni di ordinamento della regolamentazione, non già a chiunque scriva qualcosa;
    2) nell’applicazione del ddl vanno comunque tenute presente le finalità del disegno, esposte nel suo art. 1 e che servono anche per delimitare proprio i criteri di applicabilità delle disposizioni contenute nei restanti articoli;
    2bis) guarda caso il ddl inizia specifando che il tema è quello della “editoria quotidiana” e ciò fa intendere il settore professionale dell’editoria (si faccia questa riflessione anche collegandosi alle altre norme vigenti nel nostro ordinamento), il che esclude a priori che nell’ambito applicativo soggettivo rientri chiunque scriva qualcosa e lo pubblichi su internet, tant’è che l’attività poi definita e richiamata nei successivi articoli del ddl si interessa ai prezzi dei prodotti proprio perché ci si rivolge, come dicevo, al settore professionale e non a chiunque scriva su web;
    3) quando si parla di “prodotto” (ad es. nella definizione contenuta nell’art. 2) basta andare ad osservare il significato letterale della parola per capire che il weblog non è un prodotto ma uno strumento, così come i siti, e non per forza le pubblicazioni in esso contenute sono delle opere al pari delle opere editoriali in senso stretto i cui diritti sono sfruttati dagli autori/editori nello svolgimento delle proprie attività editoriali;
    3bis) non va dimenticato che esiste la possibilità, su apposito accordo internazionale fra i vari attori del settore, delle Creative Commons che certamente non smetterebbero di esistere o verrebbe quantomeno limitate per effetto indiretto di questo ddl una volta convertito (orbene, le CC servono per informare i terzi sul tipo di utilizzazoine che si può fare dell’opera sottostante a CC, nulla a che vedere con l’eventuale registrazione al Registro di cui al ddl, ma vi sarebbe comunque una lesione delle CC perché perderebbero di utilità in un settore che anziché liberalizzato diventerebbe fortemente limitato per tutti i soggetti e non solo per il settore editoriale cui il ddl è rivolto);
    4) solo i blog e i siti che fanno vera informazione al pubblico quale tipologia di attività editoriale in senso proprio del termine, con le finalità definite informazione di cui all’art. 2 del ddl, potrebbero essere coinvolti: ad es. sito di una impresa che fa altro di mestiere ma come attività accessoria fa informazione periodica rivolta al pubblico tramite il proprio sito (e fare informazione non vuol dire semplicemente esternare i propri pensieri). In tal senso solo pochi blogger potrebbero davvero essere coinvolti ma con accortezza: poiché si deve tornare alle finalità del ddl che sono rivolte al settore dell’editoria (ecco perché si cita sempre la parole “imprese” od organizzazioni – anche non profit – si comprende che i destinatari non sono certo i privati proprietari di siti o blog.

    Capite perché dico che un’interpretazione deve essere sia letterale che sistematica? Se l’applicazione fosse davvero quella che dite avremmo subito due importanti conseguenze: 1) incostituzionalità; 2) necessità di interpretazione autentica per risolvere il problema prima della dichiarazione di incostituzionalità.

    Si potrebbe andare avanti nel discorso, ma quanto ho scritto sopra credo possa bastare per comprendere come i blogger siano esclusi dall’eventuale applicazione del ddl.
    Qualche eccezione potrà esserci, ma in linea generale escludo il loro coinvolgimento.

    Grazie a tutti dei contributi.
    Luca

  15. CaccaSpray ha detto:

    però mi pare che questa sia una tua interpretazione e che in realtà il testo del decreto non sia per niente chiaro; infondo ci sarà un motivo se si sono resi conto che va riscritto..

  16. Roberto Giuliani ha detto:

    Caro Luca,
    direi che la cosa è chiara, ma rimane il fatto che dovranno intervenire per modificare gli art. 2, 5 e 6 perché così come sono espressi lasciano adito ad equivoci. Equivoci che nel nostro Paese è meglio evitare.

  17. Mi infastidisce che il mondo venga diviso tra grillisti e non grillisti. Soprattutto perchè, in questo caso, se uno esprime le sue autonome preoccupazioni sull’operato del Governo, viene accusato di essere grillista a) a torto; b) come se fosse una malattia venerea. Detto questo, venerdì 26 su N3TV (http://n3tv.tv/it/index.php/category/shows/politica20) la trasmissione POLITICA2.0 ospita un avvocato esperto di diritto informatico. Chiederò direttamente a lei cosa ne pensa. Se vi va, seguite l’intervento e magari intervenite per fare domande o precisazioni (è possibile farlo in diretta via chat, e-mail o skype).

  18. manaland ha detto:

    Capisco il tuo intervento e concordo sul significato della tua interpretazione.
    Però converrai che, per come è scritto il DDL, esso si presta anche ad altre interpretazioni, come quella data enfaticamente da Grillo.
    Come ho letto in giro basterebbe un intervento di un Ministro o dello stesso autore del DDL che, rispondendo a Grillo, chiarisse il suo vero intento.

  19. Loud ha detto:

    interpretazione mia o no, mi chiedo:
    come si fa ad interpretare una definizione postulata dal decreto senza prima circoscrivere l’ambito di applicazione secondo il criterio di specialità e le finalità enunciate dal medesimo disegno?
    è qui lo sbaglio che mi pare ripetersi, sigh!

  20. Loud ha detto:

    @politicaduepuntozero:
    grazie 1000 della segnalazione, spero di riuscire a seguire la trasmissione 🙂

  21. Roberto Giuliani ha detto:

    @Luca
    mettiamola così. Quei tre articoli possono rappresentare dei comodi cavilli in fase di contenzioso. Tutto qui. Sappiamo come va la giustizia in Italia, evitiamo pressapochismi nelle norme.

  22. paolo beneforti ha detto:

    mi pare che, senza avere competenze giuridiche professionali, i miei post sull’argomento abbiano evidenziato le stesse cose che dici.

  23. In tyema di cavillosità, mi ha fatto ridere la pilatesca posizione del sottosegretario Franco levi, che ha buttato tutta la responsabilità addosso all’Authority della Comunicazioni, cui dovrebbe spettare l’onere di applicare la nuova legge… Insomma, “abbiamo forse sbagliato, ma cominciate a prendervela con chi applicherà la norma”, sembra aver voluto dire.

  24. scrooge ha detto:

    bel blog. ritornerò con più calma

  25. Johnny ha detto:

    Ciao Lucalodi.com! ehm… it
    Il fatto è che Grillo non capisce niente e fa solo proselitismo politico cercando di innescare polemiche… e ci riesce benissimo. Sono d’accordo col tuo post.
    At salùt, ragazòl

  26. Pingback: ddl Levi sull’editoria: resoconto finale

  27. Loud ha detto:

    Segnalo questo interessante post di Guido Scorza:
    DDL Editoria: controcorrente.

  28. Valeria ha detto:

    Cosa vuol dire i blogger non sono coinvolti?
    Già questa affermazione è un’approssimazione, perché i blog non sono tutti uguali!
    Non esistono solo blog che contengono sfoghi personali ed autoreferenziali, esistono anche blog che fanno informazione e cultura in modo libero ed indipendente, senza fini di lucro e con l’UNICO obiettivo di rendere un servizio alla collettività e alla promozione culturale! Come il blog per il quale collaboro: http://librisenzacarta.it
    Ora vediamo il rischio di dover sottostare a registrazioni, tasse e balzelli… corriamo il rischio di vedere limitata la nostra libertà di espressione e promozione culturale!
    Se non è uno scandalo questo….!
    Al Governo non interessa il quindicenne che si apre un blog per raccontare se il sabato sera è uscito con gli amici a mangiarsi una pizza o se ha “bucato” il compito in classe di latino, figuriamoci…. Al Governo interessa però limitare e controllare chi fa liberamente informazione e cultura su internet, chi non appartiente a nessuna casta o cosca editoriale….
    Questo DEVE far riflettere!
    Non c’è bisogno di chiamare in causa Beppe Grillo…
    Se passa quesrto disegno di legge così com’è voglio proprio vedere che fine farà la Wikipedia in lingua italiana….
    L’Italia sarebbe l’UNICO paese del mondo, forse in compagnia con Cina, Myanmar e Corea del Nord, a censurare Wikipedia! Chi pagherebbe la tassa di registrazione al ROC per Wikipedia??? Chi verrebbe chiamato in qualità di direttore responsabile a rispondere del reato di diffamazione a mezzo stampa??? Gli amministratori di Wikipedia???
    Gli amministratori di Wikipedia sono soltanto semplici utenti registrati che collaborano in modo libero e GRATUITO alla gestione e al mantenimento della enciclopedia libera e che acquistano tale “carica” in quanto liberamente eletti dalla comunità degli utenti di Wikipedia. Cambiano in continuazione, anche se alcuni ormai sono amminsitratori da diverso tempo.
    Imporre a Wikipedia, che di fatto è un prodotto editoriale, l’obbligo di registrazione e di conseguneza l’obbligo di formare un comitato di redazione con tanto di direttore responsabile, significa la fine dell’enciclopedia libera… e questo sarebbe l’unico caso di un paese occidentale!

  29. Liberamente ha detto:

    oggi Levi ha dichiarato:

    «La legge è una legge che intende regolare il mercato dell’editoria – spiega il sottosegretario in questa intervista rilasciata all’agenzia di stampa Agr e dunque si rivolge agli operatori del mercato dell’editoria, tutti quelli che professionalmente producono giornali, riviste, libri e dunque esclude, per definizione, i blog o i siti individuali che non sono oggetto della nostra legge. Questo è stato chiaro fin dall’inizio, visto che però c’è stata qualche preoccupazione in materia e c’è qualche margine di ambiguità possibile nella legge, io già fin da domani nel mio primo incontro con la Commissione proporrò un’aggiunta alla legge che chiarisca fino in fondo che in questa legge non ci si occupa dei blog».

    ammette quindi l’ambiguita del testo e propone un cambiamento non certo per sport, ma perchè la norma sarebbe stata ambigua anche per il giudice.

  30. Pingback: Burattinai II « liberoweb.net

  31. Loud ha detto:

    Commento di risposta al post di liberoweb.net

    Io continuo a sostenere che, dal punto di vista dell’interpretazione giuridica, il ddl non avrebbe comunque colpito il blogger comune.
    C’è chi sostiene un’ulteriore tesi molto interessante: cioè che l’Autorità delle Comunicazioni avrebbe dato interpretazione restrittiva onde evitare di appesantire il lavoro a proprio carico.

    Ma vorrei anche far notare che l’on. Levi e il min. Gentiloni hanno chiarito che l’intenzione non era assolutamente quella di colpire i blogger (tant’è che basterebbe una norma di interpretazione autentica in sede di conversione del ddl a scansare ogni equivoco), ma costoro hanno affermato che prenderanno in considerazione le note emerse in rete poiché non vogliono che la legge diventi oggetto di svariate interpretazioni: questo perché nemmeno loro conoscono esattamente la portata del testo.
    Il perché? Semplice, ancorché sconcertante: chi approva le leggi non sa leggerle o interpretarle, quindi segue quelli che sono i commenti che giungono da colleghi e dal pubblico. Chi le scrive, invece, è un qualche tecnico-giurista che talvolta, però, forse non conosce nemmeno a pieno la materia su cui deve lavorare.
    Questo è un dato sconcertante.

    Il fatto che Levi e Gentiloni abbiano affermato quanto si è letto sui giornali non dà assolutamente prova che il ddl avrebbe causato il coinvolgimento dei blogger. Per l’interpretazione vera avremmo dovuto aspettare il giudizio di un giudice che, per i motivi indicati nel mio post, credo avrebbe escluso i blogger.

    Speriamo comunque che in sede di conversione si impegnino davvero a rimuovere ogni elemento che possa genere fraintendimenti. Ma chissà cosa approveranno… 😉

  32. Ferd ha detto:

    La tua opinione (“dal punto di vista dell’interpretazione giuridica, il ddl non avrebbe comunque colpito il blogger comune”) è degna di rispetto, ma il fatto che ora si pensi di inserire nel ddl un’esclusione esplicita porta a due considerazioni:
    – la tua e’ un’interpretazione legittimamente non condivisibile (e non lo e’ da buona parte degli utenti, anche i piu’ competenti in materia);
    – il ddl e’ stato scritto piuttosto male e va profondamente rivisto.

    http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_70704397.html

    “Vi propongo – ha detto – di prendere in considerazione un comma aggiuntivo”, che esclude i blog. “Sono esclusi dall’obbligo di iscrizione al Roc – recita il comma aggiuntivo all’art. 7 – i soggetti che accedono ad internet o operano su internet in forme o con prodotti, come i siti personali o ad uso collettivo che non costituiscono un’organizzazione imprenditoriale del lavoro”. Altro capitolo importante è quello del finanziamento diretto: “per le categorie come le cooperative e le testate di partito – ha spiegato Levi – ritengo che siano motivazioni valide per un intervento pubblico”.

  33. outsider63 ha detto:

    In altre parole, è sufficiente che un blogger apra una partita iva per fatturare la vendita di uno spazio di 100 euro per diventare un’attività imprenditoriale obbligata alla registrazione. Così tanto per farla breve senza sdilinquimenti giuridici. E questo di sembra un ddl da paese moderno? E tutti quei “bamboccioni” che fatturano le due lire al mese di AdSense sono tutte GRANDI ORGANIZZAZIONI tenute alla registrazione. Come al solito in italia fanno le leggi gli incompetenti e la confusione serve solo a far andare i furbi: da questa legge, intanto, ci guadagneranno solo i grandi editori

  34. Pingback: Proposta di emendamento al ddl sull’editoria per escludere i blogger at il blog di Luca Lodi

  35. Max DeP ha detto:

    Dato che perdo sempre un passaggio che non riesco ad afferrare e non mi intendo di legge, provo a girare la domanda a chi se ne intende più di me. Qui il livello della discussione mi sembra alto, quindi ci provo.

    Poniamo il caso che il DDL Levi-Prodi fosse passato sotto silenzio e quindi trasformato in legge con la tacita (o inconsapevole) approvazione delle camere. Qualche giudice magari poco ferrato, avrebbe potuto applicarlo ad un Blog? Se si con quali conseguenze per il malcapitato blogger?

    Se si, data la solerzia di alcuni giudici nel sottoporsi all’influenza della politica, è ipotizzabile che in qualche caso la nuova legge avrebbe portato a ritorsioni su blogger scomodi, che sarebbero stati costreti a registrare il proprio blog all’estero?

    Mi piacerrebbe tanto sentir rispondere in modo negativo a tutte le mie domande… Diversamente credo che il polverone sia stato utile, consentendo la modifica al DDL, utile ad evitare che qualche giudice pasticcione facesse danni, applicando impropriamente la nuova legge.

  36. Maurizio ha detto:

    Io ti rispondo affermativamente alla prima domanda. Perchè il problema è proprio questo: quando la norma non è chiara il margine di interpretazione del giudice è ampio. Ricordate il caso di Aosta no? (una sentenza, peraltro, frutto di una legge – poi bocciata dalla Unione Europea – simile se non uguale a questa che il Governo sta per approvare (ci riprovano, capite?).

    Ma caro Max, il problema rimane anche dopo la rettifa (totalmente ambigua) apportata al DDL, per tutte le ragione che ho indicato nel mio commento all’ulutimo post di Luca http://www.lucalodi.it/2007/11/04/proposta-di-emendamento-al-ddl-sulleditoria-per-escludere-i-blogger/

  37. Pingback: Levi ci riprova con il ddl sull’editoria e la blogsfera è subito in allarme at il blog di Luca Lodi

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