Treu-Biagi: oggi vince la riforma del 2003. Le modifiche future? Probabilmente solo ideologiche e nessuna centrerà il vero bersaglio

Parto da un articolo letto sul Corriere della Sera del 13 agosto e dal successivo completo di tabelle con dati statistici sull’occupazione; passo per l’articolo del 19 agosto intitolato “Le leggi dettate dall’ideologia” e da un articolo letto su una rivista in cui si intervistano alcuni giuslavoristi, per arrivare al post di SupramontePrecarietà: Repetita Iuvant” cui ho immediatamente commentanto con queste riflessioni su pacchetto Treulegge Biagi.

Nell’articolo del Corriere i dati parlano chiaro: la riforma Biagi ha portato ad un miglioramento dell’occupazione e a diminuzione della disoccupazione.
Orbene, bisogna attentamente controllare che nei dati sulla diminuizione della disoccupazione non rientrino anche i contratti a termine (tipici o a progetto) perché altrimenti i dati non sarebbero molto corretti.
Leggendo l’articolo sul Corriere che pubblicava le tabelle con percentuali, vedo che la disoccupazione è diminuita sia in una comparazione dati di contratti a tempo determinato, sia in una comparazione dei contratti senza la c.d. “scadenza del prodotto”.
Quindi la legge Biagi ha migliorato l’occupazione, come i dati mostrano nella tabella citata ed esposta dal Corriere.

Il problema del nostro attuale mercato del lavoro credo sia nel “matrimonio” tra datore di lavoro e lavoratore, non tanto nelle forme contrattuali adoperabili.
Che si usi un progetto o un motivo giustificativo del termine poco importa: l’importante è non “sposarsi” subito con il lavoratore. Da una parte perché la prova può non sembrare sufficiente a valutare il prestatore d’opera fino in fondo, dall’altro perchè con il passar del tempo le cose cambiano.
Da questo punto di vista i Co.Co.Co. del pacchetto Treu permettevano una “convivenza more uxorio” piuttosto che un “matrimonio” tra le parti del rapporto di lavoro subordinato: il datore aveva meno timore delle conseguenze provocate dal lasciar a casa il lavoratore.
Certo, con abuso della tipologia contrattuale. Ma questo accade tuttora anche con le nuove tipologie contrattuali introdotte dalla riforma Biagi (che giudico positive).

Che fare dunque? Secondo me bisogna fermarsi un attimo con la ricerca di forme contrattuali flessibili e di regole contro l’abuso. Provo ad azzardare qualcosa che potrebbe suscitare polemiche: credo sia meglio semplificare la procedura di licenziamento (nella sostanza più che nella forma). Se un lavoratore ha troppe garanzie (ancorché giuste, almeno per il ventennio scorso ed oltre), è anche vero che troppe tutele possono indebolire il sistema giuslavoristico in qualche punto.
Il lavoratore non deve fare troppo affidamento sulle garanzie oggi previste, bensì sulle proprie capacità e sulla propria collaborazione nell’impresa (e qui invito ad un rilettura dell’art. 2094 c.c. e del mio saggio sulla leadership). In questo modo si consolida il rapporto di fiducia che sta alla base della “convivenza” tra datore e prestatore di lavoro. Leadership, collaborazione nell’impresa. Se non accadono avvenimenti particolari, perché il datore dovrebbe sbarazzarsi del lavoratore?
La procedura semplificata di licenziamento aiuterebbe il datore ad assumere personale con le corrette tipologie contrattuali e, al tempo stesso, rimarrebbe salva l’azionabilità in giudizio del lavoratore licenziato senza giusta causa o giustificato motivo (tra cui andrebbe inserito fortemente anche la rottura del rapporto di fiducia, con motivizione, che oggi è solo un espresso vincolo codicistico).

Certo, a tutto arriva l’eccezione, ma forse faremmo un tentativo meno ideologico e più pratico.

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7 risposte a Treu-Biagi: oggi vince la riforma del 2003. Le modifiche future? Probabilmente solo ideologiche e nessuna centrerà il vero bersaglio

  1. Pingback: Intersezioni » Blog Archive » Riforma Treu-Biagi

  2. angela padrone ha detto:

    Ciao Luca, finalmente un blog informato e utile, che merita di essere segnalato. vedo che è anche ben frequentato e si arriva ad alcuni altri siti interessanti. Mi sembra che possiamo discutere utilmente delle cose che ci interessano…metterò il link sul blog-
    Quanto alla copertina, sì sta per uscire il libro “Precari e contenti”. Ne riparliamo presto.

  3. Loud ha detto:

    Grazie Angela dei complimenti al mio blog.
    Contraccambio il link inserendoti nel mio blogroll dinamico (random).
    Per il resto sì, sarò lieto di condividere e discutere post in merito al welfare ed altro.
    Intanto sono passato sul tuo blog a chiarire il perché, in conclusione del mio commento, mandavo un breve riferimento all’assurdità del Job sharing e all’inadeguatezza del Job on call.

    A presto,
    Luca

  4. Maccio ha detto:

    Come ben sai nutro profondi dubbi sulla possibilità che quanto tu scrivi sia realizzabile nei fatti. Tutto il tuo ragionamento sta in piedi ammettendo che ci sia uno “sbilanciamento di forza” tra datore di lavoro e lavoratore a favore di quest’ultimo. Ovviamente questo è smentito quotidianamente dai fatti, peccato che tu non te ne stia accorgendo 😦

    Venendo al post cade a fagiulo la presentazione di alcuni dati sull’avviamento al lavoro nel primo semestre 2007 a Modena. I dati sono molto interessanti, ancorchè “impressionanti”.
    L’incremento del 36% degli avviamenti (da 55.000 nel primo semestre 2006 a 75.000 nel primo semestre 2007) dimostra con evidenza i primi importanti effetti dei provvedimenti a contrasto del lavoro nero ed irregolare.
    L’obbligo di comunicazione preventiva delle assunzioni e del cartellino di riconoscimento per chi opera negli appalti, l’accresciuta attività ispettiva, ma anche un “clima” meno favorevole all’illegalità nei rapporti di lavoro, sono state cause determinanti nel produrre questi dati positivi.

    Purtroppo c’è l’altra faccia della medaglia. Vale a dire quella di una crescita ulteriore del lavoro precario, poiché i 20.000 avviamenti in più sono relativi a rapporti a tempo determinato, contratti di collaborazione e altre forme diverse dal lavoro a tempo indeterminato, quali il lavoro a chiamata. E l’esplosione del lavoro a chiamata a Modena è dovuta ad atteggiamenti assai poco “etici” dei datori di lavoro così “tiranneggiati” dai lavoratori.
    Infatti si tratta di una tipologia di rapporto di lavoro introdotta con la Legge 30 (sarà anche bella a me continua a non piacere), giustificata con la necessità di maggiore flessibilità per le imprese a forte discontinuità di lavoro.
    Purtroppo nei fatti il lavoro a chiamata è un imbroglio, una modalità semi-regolare di evasione contributiva e una truffa ai danni dei lavoratori che, a volte, nemmeno sanno o capiscono di essere stati assunti con questa modalità.
    Non è un caso che sia il settore dei servizi (che ha una forte presenza di lavoro nero), a vedere la maggior presenza di lavoro a chiamata.
    L’albergo, il ristorante, il negozio che hanno ricevuto la visita degli Organi Ispettivi, verificando la presenza di lavoratori in nero,
    “regolarizzano” il personale con contratti a chiamata.
    In realtà si tratta di lavoratori occupati l’intera settimana, dei quali si finge l’impiego in una sola giornata, corrispondendo in nero la retribuzione eccedente. Ciò accade anche quando si teme una visita ispettiva, giungendo a casi nei quali il lavoratore risulta occupato un giorno al mese per 4 ore, pur prestando la propria opera costantemente nella settimana.

    L’attività degli Organi Ispettivi, l’impegno legislativo alla riduzione dell’enorme quantità di lavoro nero, corre il rischio di arenarsi nelle secche della legislazione del lavoro introdotta dal Governo di centrodestra con la legge 30, di cui sempre più sono evidenti i danni prodotti, danni che evidentemente fatichi a vedere ed a riscontrare nella pratica. E’ positivo che tu ritenga assurdo il lavoro condiviso, ma perché ritenere solo inadeguato il lavoro a chiamata?
    Anche il nome è infelice, perché così tanto ricorda quello che i caporali facevano, ed in alcuni casi ancora fanno, di chiamata al lavoro ogni mattina nella piazza principale del paese…

    E’ sempre più urgente cambiare (abrogare?) la legge 30, cancellando senza ambiguità il lavoro a chiamata, lo staff leasing, il job sharing rivedendo nel contempo profondamente la normativa sul tempo determinato che si presta, questa sì, al ricatto del datore di lavoro ai danni del lavoratore. Perché è del tutto evidente che non siamo nel mondo ideale che tu tratteggi dove è sempre possibile instaurare dei rapporti di “collaborazione” tra datore di lavoro e spesso che non li cerca nemmeno è proprio il datore di lavoro a cui fa più comodo avere alle dipendenze un mero esecutore che non si lamenti.

  5. Anna ha detto:

    Salve Luca,

    innanzitutto complimenti per il tuo blog!
    Non sono una giuslavorista. nè avvocato o esperto del lavoro, ma una semplice lavoratrice che è passata tra le varie forme contrattuali fino ad arrivare al contratto a tempo indeterminato.
    Tu affermi che il problema del nostro attuale mercato del lavoro credo sia nel “matrimonio” tra datore di lavoro e lavoratore, non tanto nelle forme contrattuali adoperabili.
    Io non sono d’accordo con questo perchè, partendo dalla mia esperienza personale (lavoro nel chimico-farmaceutico) ti posso assicurare che questo non avviene mai.
    Nel mio settore, in questa fase si stanno perdendo migliaia di posti di lavoro (non se ne parla), tra l’altro di persone altamente qualificate (tutti laureati) perchè c’è una crisi molto profonda. Le cause sono tante, non sto qui a dilungarmi…ma anche le scorciatoie delle aziende (leggi mio post http://miglioriamolavoro.blogspot.com/2007/07/il-tempo-indeterminatoprecario.html).
    Anche nella mia azienda c’è una riorganizzazione, ognuno di noi sa quali sono le problematiche e addirittura si cerca di risolverle insieme al datore di lavoro.
    Dov’è allora questo matrimonio?
    Io penso che queste sono tutte scuse da parte degli imprenditori, che piangono e basta…Tra l’altro piangono anche per prendere i contributi dello stato anche senza essere in crisi!!
    E allora, io penso che se i lavoratori flessibili avessero maggiori tutele (non parlo del licenziamento) quali, ferie pagate, malattie ad esempio, non si lamenterebbe nessuno.
    Bisogna lavorare su questo, per quanto mi riguarda.
    Cordialmente Anna

  6. Anna ha detto:

    Ciao Luca,

    è bellisimo che mi si rispondi con gli articoli di legge!
    Che io sappia, riguardo le cessioni di ramo d’Azienda, c’è qualche collega che sta facendo causa; da sentito dire so che costa tantissimo e le aziende farmaceutiche sono potentissime e “ricchissime” , tanto che offrono denaro pur di non portarli davanti ad un tribunale.
    Le aziende in questione sono, in particolare, la Pfizer pharma e, in questi ultimi giorni, l’Astra Zeneca che ha ceduto circa 400 persone alla Marvecs pharma.
    La Marvecs, praticamente, ha avuto quasi 1000 dipendenti in questo modo nell’arco di questi ultimi 4 anni!!!
    Tutti si chiedono che fine faranno!!
    In genere la tattica dell’Azienda madre, nei confronti dei lavoratori, è di offrire dalle 18 alle 36 mensilità e un contratto a tre anni con la Marvecs.
    La Marvesc ha anche suoi dipendenti assunti a tempo determinato, ma guarda caso, appena arrivano “questi esterni” ai suoi dipendenti non rinnova il contratto!!
    C’ è qualcosa che non va, o no?
    Aggiungerò con piacere il tuo blog al mio blogroll.

    Saluti by Anna

  7. anna ha detto:

    Non conoscendo la tua mail, ti invio il mio ultimo post perchè mi piacerebbe conoscere la tua opinione al riguardo. Ciao by Anna

    http://miglioriamolavoro.blogspot.com/2007/09/succede-anche-questo.html

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