L’altra casta: i Sindacati

Pubblico questo post di SKA sui costi dei sindacati perché lo ritengo interessante. Buona lettura!

Dopo il libro inchiesta “La Casta” di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella che rende pubblici i privilegi e gli sperperi economici del mondo politico, il settimanale L’Espresso si occupa de L’altra Casta quella dei Sindacati.

Come documentato qualche tempo fa anche qua su Terzo Occhio i politici godono di indennità, vitalizi e rimborsi spesa decisamente sproporzionati ed il più delle volte ingiustificati (Trattamento economico dei DeputatiTrattamento economico dei Senatori).

Ma quali sono i bilanci economici dei Sindacati italiani? Quanto prendono al mese i maggiori sindacalisti italiani?

Alla seconda domanda possiamo rispondere immediatamente, utilizzando dati e cifre riportate da L’Espresso.

Guglielmo Epifani della CGIL guadagna 3.500 euro netti al mese, i 12 segretari confederali circa 2.400 euro.
Raffaele Bonanni della Cisl 3.430 euro netti al mese.
Luigi Angeletti della Uil 3.300 euro netti al mese, mentre i dieci segretari confederali 2.850 per quell di via Po, 2.900 quelli di via Lucullo.

Questo è quello che si sa, mentre per i bilanci si possono fare solo delle supposizioni, in quanto i Sindacati italiani non hanno mai rilasciato un bilancio consolidato e veritiero.
Capezzone nel 2002 dichiarò che “Il giro d’affari di Cgil, Cisl e Uil ammonta a 3 mila e 500 miliardi di vecchie lire e il nostro è un calcolo al ribasso”, che non sembrò andarci poi molto lontano in base all’analisi del settimanale.

La maggiore risorsa economica dei Sindacati è il sostituto d’incasso ossia la quota versata dagli iscritti. Giuliano Cazzola parla di circa un miliardo all’anno, mentre per quanto risulta a L’Espresso la sola CGIL ha incassato nel 2006 una cifra vicina ai 331 milioni di euro. Se facciamo un calcolo su questo dato moltiplicato per 3 arriviamo al miliardo, soldi che arrivano senza alzare neanche un dito.

Poi abbiamo il monopolio di fatto derivante dalle strutture CAF, situazione per cui è partito nei confronti dell’Italia un richiamo formale da parte della Corte di Giustizia europea, convinta che il monopolio dei Caf rappresentasse una violazione ai trattati comunitari.
I CAF convenzionati nel 2006 hanno ricevuto 120 milioni di euro direttamente dall’INPS, che si occupa dei redditi dei pensionati. Cgil, Cisl e Uil invece, da sole, arrivano a circa 90 milioni più circa 186 milioni provenienti dal Ministero del Tesoro per i lavoratori in attività. I CAF in aggiunta prendono altri circa 175 milioni di tasca nostra per la compilazione dei 730 ed altri circa 50 milioni per la sola certificazione ISEE-ISE.

Una cifra di circa 349 milioni di euro (nel 2006) proviene dai patronati le strutture che assistono i cittadini nelle pratiche previdenziali (ma anche disoccupazione e cassa integrazione).

Poi ci sono i dipendenti statali dati “in omaggio” ai Sindacati e pagati dall’Amministrazione Pubblica (quindi dalle nostre tasche) che sono circa 3.077 e ci costano circa 116 milioni di euro l’anno più 9,2 milioni di permessi retribuiti.

Poi vi sono i dati relativi ai soldi provenienti dalla Comunità Europea per la formazione professionale e immenso patrimonio immobiliare sotto il controllo dei 3 sindacati principali, cosa che fino a pochi anni fa non era possibile. Ora sì.

I bilanci dei Sindacati non sono affatto trasparenti, come invece essi stessi vorrebbero per le aziende e le pubbliche amministrazioni. Ma a quanto pare hanno acquisito un potere troppo vasto, soprattutto nei confronti del mondo politico, per poter essere messi sotto controllo.

Fonti:
L’altra Casta inchiesta di Stefano Livadiotti per L’Espresso


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7 risposte a L’altra casta: i Sindacati

  1. Maccio ha detto:

    Mi sarei aspettato almeno un commento da parte tua… invece niente… bah! 🙂

    Il mio commento lo puoi leggere all’indirizzo
    A chi serve il sindacato ed a chi non serve

  2. SKA ha detto:

    Grazie per la citazione Luca 😉
    Anche se effettivamente anche io mi aspettavo una tua opinione, anche di sfuggita, sulla questione 🙂

  3. Loud ha detto:

    Se i Sindacati non ci fossero sarebbero da inventare, ma adesso hanno perso di vista la loro vera attività sindacale quindi sarebbero da chiudere, aspettando la loro rinascita…

    Detto questo, vorrei anche ricordare che i Sindacati dovrebbero mantenersi con i contributi degli associati (se ricordo bene la Costituzione), invece approfittano dei contributi previsti dalle normative fiscali (ivi compresi i contributi Inps per Isee e similari) per esercitare attività non tipicamente sindacali pur di prendere soldi da fonti diverse dai contributi associativi (come i citati contributi Inps o le parcelle per compilazione dei 730), spesso fornendo assistenza fiscale nemmeno tanto qualificata… Ma purtroppo è la legge ad aver creato i CAF e non certo colpa dei Sindacati.

    Sono stato abbastanza cattivo? 🙂

  4. SKA ha detto:

    Niente di cattivo 🙂 Sempre preciso, puntuale ed informato, proprio come piace a me.
    La critica nei confronti dei Sindacati prende proprio le basi da questo tuo breve ragionamento, che nulla toglie ed ha a che vedere con la tutela sindacale garantita in Italia.

  5. Pingback: Luca Conti Blog » La casta dei sindacati

  6. Maccio ha detto:

    Non mi pare che il sindacato abbia perso di vista il proprio ruolo. Si può dire che ha sempre più difficoltà nello sviluppare l’azione tipica del sindacato che è in primo luogo la tutela collettiva dei lavoratori, ma non che l’abbia persa di vista. Si può dire che la legislazione vigente ha operato per indebolire il sindacato, ma non che il sindacato abbia perso di vista gli scopi per cui è nato.
    Del resto non si può imputare al sindacato una legislazione che precarizza i rapporti di lavoro al punto tale che spesso è difficile inquadrare i lavoratori in un settore o comparto produttivo.
    Non si può imputare al sindacato la paura che i lavoratori hanno nel rivolgersi al sindacato perché questo potrebbe metterli in cattiva luce rispetto al titolare che potrebbe decidere di non rinnovare il loro contratto a tempo determinato.
    E pure non si può imputare come colpa al sindacato quella di dotarsi di apparati tecnici (patronati e caf) che garantiscono dei servizi a cittadini che, in assenza del sindacato, sarebbero costretti a rivolgersi a “liberi professionisti” che richiederebbero compensi ben maggiori di quelli che richiede il sindacato. Del resto chi si lamenta di “assistenza fiscale nemmeno tanto qualificata” può sempre rivolgersi ad un commercialista, perché in Italia non c’è obbligo di utilizzare i caf. E certamente si sa che le qualità di un “mercedes” sono superiori a quelle di una “fiat”, quindi mi meraviglio della lamentela sull’inadeguatezza dei caf (fiat) visto che il mercato offre soluzioni alternative presso i commercialisti (mercedes). Dirò di più visto che una persona è tanto esperta da essere in grado di valutare l’inadeguatezza degli operatori dei caf allora è certamente in grado di compilare da solo il 730. Perché quindi rivolgersi al caf per lamentarsi?

    In definitiva mi convinco sempre più che la malizia con cui si è costruito l’articolo fosse quella che identificavo inizialmente. Anche il sindacato deve andare sotto accusa perché si possa in qualche modo dire: “tanto sono tutti uguali”.

  7. gianni guelfi ha detto:

    (…)L’Espresso imputa alle confederazioni maggiori di avere beneficiato, negli anni ’70, della distribuzione del cospicuo patrimonio immobiliare del disciolto sindacato nazionale fascista; ma non dice a chi mai avrebbe dovuto essere assegnato quel patrimonio, se non agli eredi delle libere associazioni sindacali che nei primi anni ’20 avevano visto le proprie sedi messe a ferro e a fuoco dagli squadristi in camicia nera ed erano state poi espropriate e soppresse dal regime(…)

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/2007/08_Agosto/09/ichino_regole_mancanti.shtml

    g

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