Trasporto di razzismo

Un evento banale sull’autobus, un momento di tensione per un biglietto non emesso dalla macchinetta automatica, un semplice fraintendimento tra persone. Sufficiente per far emergere il razzismo tra la gente, un sentimento nascosto dalle circostanze e dal voler far vedere di non essere razzisti, per poi esserlo nei fatti.

Ero sull’autobus, quando vidi salire una giovane coppia di stranieri. Lei con il capo coperto e la bimba nel passeggino. Il marito inserisce un euro nella macchinetta automatica per fare regolarmente il biglietto. Questo non esce, probabilmente a causa della carta esaurita. Ma ben presto l’esaurito sarà lui, anzi, sua moglie. Lui domanda aiuto all’autista, che non si interessa minimamente alla vicenda. Lei prova a spiegarsi meglio con l’autista, forse perché conosce maggiormente la nostra lingua rispetto al marito. L’autista continua a guidare.
Il giovane preme di nuovo un tasto sulla macchinetta sperando almeno di riottenere la propria moneta perché gli servirà per fare i due biglietti almeno sulla prossima corsa, visto che la coppia dovrà cambiare autobus per dirigersi a destinazione. La giovane straniera sembra irritarsi, dal “furto” accidentale dell’euro e dall’autista impassibile. Dà due leggeri colpi (per alcuni forse non troppo leggeri) alla macchinetta, quando una anziana signora le suggerisce di lasciar perdere informandola che in caso di controllo non le daranno la multa. Ma la ragazza spiega, con tono agitato, che devono prendere un altro autobus. La signora anziana, intromessa, insiste e alza la voce dicendo che potrebbe danneggiare la macchinetta con il suo comportamento. Il fraintendimento ha vagliato la porta e il caos inizia. L’intromessa: «Tanto con tutte le volte che non pagate il biglietto…», della serie “facciamo di tutta l’erba un fascio”. In soccorso dell’anziana (!!!) un’altra anziana, ed ometto le frasi. La ragazza esclama «Lei stia zitta!», rivolgendosi alla nuova “intromessa”. Poi confusione.
Per far smettere il baccano ho sussurrato alla giovane di lasciar stare, di far finta di nulla. Lei ha compreso e così è stato. Ma una volta scesa dall’autobus i pettegolezzi non sono mancati.

Forse non sarò il più adatto a questo genere di discorsi, ma mi sento di dire che alla base di questa banale vicenda ci sia un sentimento di profondo razzismo. Mi ha fatto riflettere.

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5 risposte a Trasporto di razzismo

  1. Johnny ha detto:

    Io non faccio di ogni erba un fascio, ma ho un amico controllore degli autobus ed è sempre in “lotta” con i giovani extracomunitari che non pagano il biglietto e nemmeno la multa.
    In realtà quello che manca è il buon senso e la correttezza… qualità latenti un po’ in tutte le razze… nessuna esclusa.

  2. ad ha detto:

    se stessero a casa loro non dovremmo neppure preoccuparci del razzasmo. Proteggiamo noi stessi evitando di prendere le parti di questa gente. devono essere messi in disparte, devono essere rimandati tutti a casa, guardiamo in faccia la realtà, stanno rovinando tutto ciò che c’era di buono nella nostra bella italia.

  3. trinakria ha detto:

    ciao luca,
    ammetto che mi hai davvero stupito questa volta, e ovviamente in meglio!
    si fa presto a parlare sempre a vanvera ma bisognerebbe prima pensare che non è prorio facile la vita di extracomunitario nel nord italia.
    non lo era prima per i cossiddetti “terroni” e non lo è oggi per gli africani e non solo che vengono qua per cercare opportunità migliori per i propri figli.
    A voler generalizzare si sbaglia sempre!
    perchè a voler generalizzare io potrei dire che anche i controllori non sono propriamente dei “santi” e non sempre svolgono la propria mansione in maniera ortodossa…..
    Polemiche a parte questo tuo post mi è proprio piaciuto anche se mi lascia un po’ di malinconia addosso.
    Nessuno si definirà mai apertamente razzista, ma in fondo all’anima ma maggior parte della gente lo è,
    e purtroppo i pregiudizzi, proprio come un tumore maligno, sono difficili da sconfiggere e il più delle volte uccidono l’animo umano.

  4. supramonte ha detto:

    mah, il fatto che l’abbia detto una vecchietta mi fa pensare che l’avrebbe detto anche ad un giovane italiano con i rasta… 😀
    più che razzismo direi che si tratta di discriminazione verso chi non è come noi. la pianta comunque è la stessa…

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