Scaricare o non scaricare? Questo è il problema!

L’Europa cambia le norme sul download pirata
(di Lorenzo Piccoli su CONTROCOPERTINA)

Il Parlamento europeo ha approvato – con 374 voti a favore, 278 contrari e 17 astenuti – la risoluzione di Nicola Zingaretti (Ds), denominata IPRED2, che introduce sanzioni penali per la contraffazione e la violazione della proprietà intellettuale ma al contempo stabilisce che chi scarica da internet per utilizzo personale non rischia più il carcere. [N.B. imprecisione dell’autore; si legga di seguito il mio intervento per comprendere meglio quali sono le indicazioni della direttiva che non è rivolta a depenalizzare il download da parte del soggetto privato, bensì ad armonizzare la disciplina penale degli Stati membri in materia di contraffazione e pirateria informatica]
In breve, secondo la normativa europea, chi scarica per uso personale non compie reato. E’ invece perseguibile chi scarica per poi commerciare.

Questo va a contrastare la legge italiana fortemente voluta 12 anni fa dall’allora ministro ai beni culturali Giuliano Urbani (FI), che stabilisce il reato penale e multe salatissime per gli scaricatori internettiani (a prescindere dall’utilizzo del materiale). Resta quindi da vedere se e come l’Italia andrà a recepire tale normativa dell’Unione Europea.

Al riguardo abbiamo chiesto un eintervento a Luca Lodi, giurista [e] informatico il cui blog è tra i più seguiti in Italia.

Si tratta della Second “Intellectual Property” Rights Enforcement Directive (IPRED2) e, secondo me, il nocciolo della questione è nell’articolo 3 sulla portata del “reato”.

Articolo 3 (Reati). Gli Stati membri provvedono a qualificare come reato qualsiasi violazione intenzionale del diritto di proprietà intellettuale commessa su scala commerciale, il tentativo di violazione, la complicità e l’istigazione.

Dalla disposizione si evincono due caratteristiche peculiari della definizione di “reato” contro il diritto di proprietà intellettuale:
1) deve esserci l’intenzionalità di violare il diritto di proprietà intellettuale;
2) il fatto deve avvenire su “scala commerciale”, ossia al fine (o mezzo) del guadagno economico realizzato con la contraffazione o utilizzazione commerciale.
Pirateria e contraffazioni sono le attività con cui si va a semplificare, per chiarezza di sintesi, i comportamenti vietati. Ma non si esauriscono a queste.

Per fare un esempio su cui il dibattito è sempre pronto, in materia di file musicali possiamo dire che, alla luce della direttiva, il download vietato è quello allo scopo o con la consapevolezza di recare danno patrimoniale a chi detiene diritti di proprietà intellettuale (i diritti commerciali sull’opera), cioè autore e casa di produzione, poiché il fine è quello di riprodurre il brano per rivenderlo senza licenza (contraffazione) o ridistribuirlo a danno dei detentori dei diritti connessi; non commette reato, invece, chi scarica un brano musicale per il solo fine di ascoltarlo gratuitamente senza pagarne gli oneri commerciali che gravano sul prodotto reperibile presso i centri autorizzati alla vendita (negozi, anche online).

L’articolo 3 della direttiva assoggetta a reato anche “il tentativo di violazione, la complicità e l’istigazione.

L’IPRED2 prevede sanzioni penali, come il carcere e l’ammenda.

Destinatari della direttiva sono gli Stati membri dell’Unione Europea, i quali dovranno recepirla tramite legge propria. Bisognerà vedere come lo Stato italiano interverrà, considerando in particolare le attuali normative interne (diritto d’autore, SIAE, Decreto Urbani).

Aggiungo anche che nulla vieta che lo Stato italiano, nel recepimento della direttiva, ponga la definizione ex art. 3 della direttiva nel codice penale senza però rimuovere i vincoli posti oggi dalla Legge sul diritto d’autore, come modificata dalle legge istitutiva della SIAE, e dal più recente Decreto Urbani. Ciò comporterebbe un più ampio campo di applicazione del diritto.

* * *

Il post è originariamente pubblicato sotto licenza Creative Commos di tipo “Attribuzione – Condividi allo stesso modo“, pertanto sono queste le clausole da considerarsi apposte al testo, salvo diverso accordo con l’autore.
Fa eccezione quanto aggiunto tra parentesi quadra.

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