Il cazzeggio sul luogo di lavoro non ha bisogno di internet. Ma per evitarlo è fondamentale il coinvolgimento del lavoratore

Oggi decido di mettere in evidenza un commento di Maccio al mio precedente post “Vietato spiare i dipendenti nel web“. Credo che questa sua nota si commenti da sola ma non esito ad esprimere qualche considerazione.

Il lavoratore deve essere valutato per il lavoro che fa, per i compiti che gli vengono assegnati, e per i risultati che consegue. Se lavori in un posto dove hai tempo e modo di cazzeggiare in internet e garantire l’attività che presidi evidentemente il problema è del tuo capo / datore di lavoro che non ti dà stimoli o incentivi sufficienti per evitare che cazzeggi in internet.

Del resto prima dell’avvento di internet i modi di cazzeggiare erano diversi, ma comunque esistevano. Quindi è ovvio che la preoccupazione del capo / datore di lavoro non deve essere “oddio c’è internet e tutti i lavoratori cazzeggiano”, la preoccupazione deve essere “stiamo lavorando a progetti interessanti che riescono a coinvolgere i lavoratori sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista della retribuzione che si portano a casa?”.
I problemi nascono se a questa domanda si risponde no. Tenete presente che per cazzeggiare non è necessario internet :)

Personalmente condivido quanto Maccio scrive (e lo ringrazio), ma vorrei aggiungere che il datore di lavoro deve occuparsi anche dello stato psicologico del prestatore di lavoro (ovviamente intendo tale stato in una sfera di applicazione giuslavoristica e non in un senso più ampio), quindi non deve limitarsi a utilizzarne le sue mansioni controllandone la sicurezza sul lavoro, ma deve fare in modo che egli stia bene (fisicamente e psicologicamente) sul luogo di lavoro. Da una parte per evitare che egli trovi un altro impiego (se è vero che tutti sono utili ma nessuno indispensabile, è altrettanto vero che sono le persone “a fare la differenza” con le proprie professionalità, quindi è sempre un danno per l’impresa perdere una persona capace, soprattutto se ciò avviene per ragioni che potevano evitarsi); dall’altra parte in caso di stress psicologico il datore potrebbe risponderne. E non sto parlando solo del mobbing comunemente riconosciuto (anche se il tema di condizioni di lavoro serene e non conflittuali rientrano nel significato proprio del mobbing, nella forma di litigi ripetuti che recano disagio ai lavoratori), ma di alcune affermazioni che ha posto la giurisprudenza in considerazione del mobbing, della tutela della condizioni del lavoro ai sensi dell’art. 2087 c.c. (tra cui anche «la “personalità morale” dei prestatori di lavoro»), e di tutto ciò che può causare un disagio o uno stress e che quindi, per relationem, rientra nell’alveo del mobbing con conseguente risarcibilità del danno non patrimoniale ai sensi dell’art. 2059 c.c.

Se avete delle storie da raccontare, delle vicende vissute sul luogo di lavoro, fatelo pure. Io quello che volevo dire l’ho detto. Ma ho timore di credere che la storia si ripeterà sempre perché mi pare siano pochi quei datori che sanno puntare ad una vera leadership senza comportarsi da “capo-padrone” che è una figura sempre più incompatibile con la nostra società.

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5 risposte a Il cazzeggio sul luogo di lavoro non ha bisogno di internet. Ma per evitarlo è fondamentale il coinvolgimento del lavoratore

  1. Laura ha detto:

    un giorno una mia prof delle medie disse che in genere, quando gli alunni definiscono una prof buona significa che quella prof è una buona da niente…
    credo che nel mondo del lavoro sia lo stesso tra capo e dipendenti e credo anche che il diritto del lavoro sia troppo sbilanciato verso il dipendente
    inoltre è un po’ che non ci si sente come và caro loud?

  2. Loud ha detto:

    Ciao Laura.
    Sì, tutto bene, poi ti aggiorno quando ci vediamo.
    Ti accenno solo che ho rassegnato le dimissioni e iniziato il praticantato di consulente del lavoro.
    A presto,
    Luca

  3. Francesco ha detto:

    “per cazzeggiare non è necessario internet” Ha si…questo è vero, perchè io,seppure sono un libero professionista prendo il cellulare e chiamo qualche amico/amica per cazzeggiare al telefono.Ma cmq c’è anche la mia segretaria alla quale le concedo un pò di cazzeggio in chat e in internet in generale.Ma ho visto anche nel mondo dell’impiego pubblico,nei comuni specialmente che tra 1 pratica e l’altra la chat è la prima cosa !E non dico altro….! ehehehe……ciao Luca,grazie per il post …
    zio Linux

  4. davide ha detto:

    se è vero quello che dice laura allora il mio titolare è un mona… 😀

  5. daniela ha detto:

    Salve, ho trovato il Vostro post e anche se datato 2007 volevo scrivere il mio commento. Riguarda ovviamente lo stress sul lavoro. Ieri per l’ennesima volta l’ho finita in lacrime, perchè sono stata accusata di non aver risposto subito al telefono aziendale in quanto ero occupato in una chiamata personale URGENTE. Sono stata accusata per aver risposto ad una telefonata 4 minuti prima dell’uscita dall’ufficio. Non hanno creduto che fosse per un motivo serio, mi hanno trattato come se io passassi le ore a telefonare per gli affari miei, fregandomene del lavoro. Cosa praticamente impossibile anche se volessi visto che lavoro in segreteria e amministrazione e il telefono squilla ogni 5 minuti o quasi. Psicologicamente sono a pezzi. Dovrà stare 2 gg a casa per riprendermi ma tanto so che quando tornerò non sarà cambiato niente. Oggi mi è stato detto che tanto se vado a cercare un lavoro alla mia età (35) non troverò nessuno che mi permetta di telefonare in ufficio per le mie cose personali ( è successo una volta in 3 anni!) INCREDIBILE. Per me almeno.
    Grazie e scusate per lo sfogo.

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