Ignorantia iuris dei nostri parlamentari

Mi riferiscono che alcuni nostri parlamentari hanno solo il diploma di scuola media inferiore (sì, avete letto bene). Avranno chissà quali capacità per capire e votare le leggi senza aver mai studiato giurisprudenza o corsi affini!

D’altronde se per la molteplicità dei bandi di concorso per la carriera nella pubblica amministrazione serve come requisito la laurea, non vedo perché prevederlo anche ai vertici della stessa P.A. e cioè in Parlamento…

Ma c’è chi sostiene, come il mio amico e collega Maccio, che in politica la scelta dei rappresentanti debba avvenire solo su base democratica, senza requisiti per l’accesso all’elettorato passivo. Tanto le leggi non le scrivono i parlamentari, ma i tecnici (immagino nominati per concorso di non facile accesso, previa sussistenza di determinati requisiti formativi). I parlamentari provvedono alle scelte di indirizzo politico dell’attività legislativa, ma io mi domando perché non prevedere il requisito di una preparazione adeguata a quello che sarà il risultato e lo scopo dell’attività politica. Potremmo giovare di un Parlamento e di un governo migliori, no?

Condividerò questa tesi, sapendo che è mera applicazione della democrazia, ma qualche rèmora mi rimane.

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12 risposte a Ignorantia iuris dei nostri parlamentari

  1. Johnny ha detto:

    Che il parlamento sia di “tutti” e non solo di una determinata “elite”… bhè mi sembra il minimo.
    Non è che la tua amica Livia ti ha contagiato di nuovo?
    (vedi post http://www.lucalodi.it/?p=38 )

  2. livia ha detto:

    questa volta non l’ho contagiato, ma sono perfettamente daccordo con lui!!! continuiamo a far dilagare l’ignoranza in politica e poi si vedranno i risultati.. è troppo comodo dire che il parlamento è di tutti.. si di tutti quelli che hanno la capacità quanto meno giuridica o culturale di starci!!!
    chi ha studiato solo le tabelline non può disciplinare leggi economiche e chi ha studiato solo le poesie di leopardi 30 anni prima non può permettersi di fare leggi a cui poi gente che studia legge o che cmq studia, apprende, conosce e cerca di migliorarsi dovrà attenersi!!!

  3. Loud ha detto:

    Innanzitutto ringrazio Livia che si sarà sentita fischiare le orecchie ed è passata a commentare. Allora vuol dire che continui a leggermi 🙂 sono troppo contento.
    A Jonathan rispondo di no: non mi ha contagiato perché in questo periodo ci siamo beccati poco, giusto a lezione, ma non abbiamo avuto modo di discutere di politica… altrimenti chissà con quale post me ne sarei uscito per “merito o colpa” sua. Vero Livia? 😉

    Per il resto ammetto e condivido il fatto che la scelta dei nostri parlamentari debba avvenire su base democratica, con voto. Ma pensare che questo comporti l’elezione di persone che di legge capiscono presumibilmente poco e niete, mi fa drizzare i capelli. Come fai a votare una legge se non comprendi il diritto?
    Stessa cosa potremmo dire se un giurista dovesse risolvere da solo una situazione finanziaria: io mi fiderò di più di un economista che in fatto di conti; il giurista lo ascolterò per gli aspetti legali e quindi, in una manovra finanziaria, ascolterò entrambi: l’uno per i fattori economici, l’altro per gli aspetti giuridici e liceità delle operazioni suggerite dal primo. No?

    Allora dico: le leggi le fanno i tecnici, assunti previo concorso e idoneità formativa? Bene, ma se poi a votarle ci va un odontotecnico (tanto per fare un esempio reale) allora capiamo perché le cose possono andar male…

    Ritengo serva un mix di persone, di diverse idee politiche, ma con delle professionalità che diano sicurezza ai cittadini nel far bene il loro lavoro politico, legislativo, esecutivo.

  4. Johnny ha detto:

    Ciao Livia, Ciao Luca.
    Non sono d’accordo con voi, anche se ammetto che è scandaloso avere parlamentari che non sanno neanche la differenza tra Garibaldi e Giolitti.
    Secondo la vostra idea, se Luca dovesse diventare parlamentare o ministro dovrebbe astenersi di fronte alle votazioni su un’ipotetica legge che regolamenta la classificazione dei farmaci? Ehbè.. dato che non è un medico….
    Come farebbe a votare una legge sul riassetto del sistema radio-televisivo non essendo un esperto in comunicazione o un economista?
    E via dicendo….
    Capisco la vostra posizione, ed ho un rimedio.

    Soluzione:
    Per i parlamentare ignoranti, c’è sempre la “scuola radio elettra” o “grandi scuole cepu” 😉

  5. Emmebi ha detto:

    Sei ha sentito parlare de “La pupa e il secchione”, avrai visto che ci sono delle universitarie di un’ignoranza abissale. A dire il vero anche alcuni nostri parlamentari laureati non sono meglio (vedi “Le Iene”).
    Forse piu’ che una conoscenza estesa del diritto da parte dei parlamentari servirebbe una semplificazione di leggi, leggine e codici vari, perche’ le buone idee possono venire anche da chi non e’ particolarmente istruito.

  6. Maccio ha detto:

    Io non sono affatto d’accordo, ma proprio per nulla, nemmeno una virgola di questo discorso mi convince.

    Intanto mi pare sintomatico che, per introdurre un post sulla presunta “ignoranza” di qualcuno (nella fattispecie i parlamentari non laureati in giurisprudenza), si esordisca scrivendo: “Mi riferiscono che alcuni nostri parlamentari hanno solo il diploma di scuola media inferiore”… magari in questa occasione poteva essere più utile consultare una grammatica piuttosto che “amoreggiare” con un manuale di legge, vero Luca? 😉

    Ma, a parte gli scherzi, i motivi per cui non sono d’accordo sono tanto palesi che proprio non riesco a comprendere perché possa esistere qualcuno a cui vengano in mente idee bizzarre come questa. Sono idee che avrebbero implicazioni talmente dirompenti che addirittura i padri costituenti pensarono di mettere nero su bianco l’impossibilità che la democrazia italiana potesse essere ridotta ad una oligarchia di “sapienti”.
    Infatti, se partiamo dalla abc della legislazione, argomento sul quale Luca è assai più ferrato di me, scopriamo che Luca evidentemente ha dimenticato di leggere almeno 3 articoli della nostra Costituzione. Siccome questo non lo credo possibile, ho l’impressione che Luca ometta per il puro gusto della provocazione. Contento lui, contenti tutti, però le provocazioni fini a se stesse, come questa per intenderci, sono poco interessanti in partenza e trovano veramente poco terreno per contribuire, anche sommariamente, ad aggiungere elementi per migliorare l’organizzazione del nostro paese. Trovano risposte solo tra “grafomani” come me e non lasciano la minima traccia 😉

    Tornando all’abc e leggendo la Costituzione della Repubblica italiana si trovano 3 articoli capitali per la conformazione che si è ritenuto più idonea alla nascente democrazia italiana tra il ’46 ed il ’48. Tali articoli sono il 51, il 56, il 58 e sono chiaramente in contrasto con le pretese di Luca. In essi si sancisce l’assoluta uguaglianza tra tutti i cittadini italiani nell’elettorato attivo e passivo (chi vota e chi può candidarsi). Lo scopo dei padri costituenti è tanto evidente e palese che resto ancora stupito dal fatto che Luca possa anche solo aver pensato a cancellare parte di questi articoli. Resto meno stupito che questa ipotesi attragga Livia che addirittura vaneggiava, in altri tempi ed in altri post, di “esami per far votare i cittadini”. Chi costruì la Costituzione scrivendo questi articoli pensava a due aspetti fondamentali:
    1) consentire a chiunque di partecipare fattivamente alla vita politica del paese garantendogli di potersi candidare a rappresentare altri soggetti. La democrazia non sta solo nel fatto che tutti i cittadini possono votare, ma sta anche nel fatto che tutti i cittadini possono essere eletti!
    2) evitare che le sorti del paese siano affidate a delle corporazioni che per loro natura farebbero il proprio interesse e non l’interesse generale.
    Secondo l’ipotesi di Luca il parlamento perfetto sarebbe composto da laureati in legge, secondo Platone il governo perfetto sarebbe composto da filosofi. Chi dei due ha ragione? Scelgo la terza via ed affermo che entrambi sbagliano! Ma mentre Platone ha l’attenuante di essere vissuto 2500 anni fa in una società molto diversa da quella in cui viviamo noi, Luca questa attenuante non ce l’ha 🙂

    La questione in gioco non è tanto quella di ottenere uno Stato più efficiente, ma di decidere quale Stato vogliamo. Ovvero decidere che non siamo più interessati alla democrazia così come definita nella Costituzione, ma che invece riteniamo più efficiente affidare le sorti del paese ad un numero limitato e ristretto di persone, appunto un’oligarchia. Siccome credo che la democrazia sia un valore in sé sostengo contestualmente, ed utilizzando un “francesismo”, che l’ipotesi di Luca è una stronzata.

    Tra l’altro la presunta “efficienza” a cui aspirerebbe Luca con un parlamento di avvocati, notai, giudici e consulenti del lavoro è del tutto malposta perché, come sostiene Jonathan, la bontà della legge non sta solo nella sua formale stesura, o nella sua coerenza nel corpo generale della legilsazione italiana, ma sta soprattutto nel merito della questione che deve normare. Per scrivere una legge seria su qualsiasi argomento entrano in campo questioni che vanno ben oltre la legge e per le quali una laurea in giurisprudenza non dà un centesimo di vantaggio. Entra in campo la morale, l’etica, l’economia, l’ingegneria, l’ambiente…, ovvero entra in campo la politica.
    Infatti se pensiamo a leggi su eutanasia, divorzio, aborto, conflitto di interessi, comunicazione, uso delle cinture, uso del casco, obbligatorietà della leva,… possiamo affermare che per nessuna la laurea in giurisprudenza avrebbe o darebbe un vantaggio reale in termini di bontà della norma che si va a rendere legge.

    Essendo il parlamento un luogo dove si fa la politica, attività che ha come oggetto l’organizzazione e il governo dello Stato, è evidente che conoscere la legge da solo non basta per essere un buon politico.

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  8. Maccio ha detto:

    Scusate, ma sono un imbecille … 😦
    Pur avendo riletto ed effettuato un copia/incolla della parte del testo di Luca che mi pareva sbagliata non mi sono accorto che ero io che mi stavo sbagliando 🙂

    Caro Luca potrai continuare ad “amoreggiare” con i tuoi manuali di legge, almeno per il momento 😀

  9. vincenzo ha detto:

    Io condivido perfettamente quello che scrivi, e se proprio vuoi sentirti male clicca su questi link che ti fai due risate o al contrario piangerai per un bel po’. E’ incredibile, pubblicano pure sti dati. Che vergogna…
    http://www.senato.it/leg/15/BGT/Schede/Statistiche/Composizione/SenatoriPerTitoloDiStudio.html

  10. Stefano Reves ha detto:

    Non chiedo molto.

    Che siano almeno persone oneste.

  11. SKA ha detto:

    Concordo nel merito sia con Luca che con Stefano Reves : se non si vogliono imporre dei requisiti minimi di competenza per il principio per cui “il parlamento è di tutti”, che perlomeno questi tutti dimostrino di essere dalla parte delle leggi che i propri tecnici scrivono.
    Una qualsiasi condanna penale dovrebbe escludere i parlamentari dal Parlamento e l’essere inquisiti un’interdizione dal pubblico servizio fino alla piena assoluzione.

    Per quanto riguarda il voto ai candidati, posso concordare, ma che perlomeno ci venga consentito di votare le persone e non i partiti.
    Dato che poi sono questi ultimi a decidere.

  12. Bertinotti ha detto:

    Al governo serve gente che sappia cosa significa innanzitutto il sacrificio, e i rutelli vari che non hanno mai mosso un dito per lavorare non servono a niente al governo.

    Uno con la terza media ma che sà cosa significhi lavorare può dare consigli molto più validi di un laureato allattato dalla mamma fino a 30 anni e poi passato in politica. Ricordate che le leggi sono “complicate” perché rese complicate. Il bene per una società lo sanno tutti qual’è, anche i più ignoranti.

    Serve una laurea per capire se tassare i ricchi o i poveri?
    Serve una laurea per capire che aumentando le tasse non si combatte l’evasione ma si porta la gente a farla per poter sopravvivere?
    Serve una laurea per capire che se uno è indebitato spaventosamente deve chiudere?

    Eppure con i laureati al governo abbiamo tassato i poveri, aumentato le tasse per combattere l’evasione e lasciato continuare tanzi con il megadebito fino al crack parmalat.

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