Il risanamento dei conti pubblici

Pubblico e quoto questo post di Antonio di Pietro.

I sacrifici chiesti ai cittadini italiani con la Finanziaria sono stati dettati dalla necessità di salvare il Paese dalla bancarotta. Il Governo di centro destra ci ha lasciato la crescita del debito pubblico, il calo della produzione industriale, la diminuzione dell’occupazione, il passivo della bilancia dei pagamenti con l’estero.
Berlusconi e Tremonti ci hanno regalato lo sfascio dei conti pubblici. Questa è la verità, ed è sotto gli occhi di tutti. Una verità che sarebbe molto più evidente se un partito dell’opposizione non avesse a sua disposizione tre televisioni e un numero sterminato di giornali. Una situazione unica al mondo e palesemente anti democratica.
La spudoratezza del centro destra nell’addossare i problemi dell’Italia a una manovra che sta cercando invece di salvarla è intollerabile. Che esponenti del centro destra si propongano di salvare il Paese con un Governo di larghe intese è altrettanto intollerabile. Hanno dimostrato di essere degli incapaci e pretendono di dare lezioni. Se vogliono, possono farlo, ma dai banchi dell’opposizione per i prossimi cinque anni.

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3 risposte a Il risanamento dei conti pubblici

  1. Emmebi ha detto:

    Il vertice di sabato non deve aver fatto molto bene a Di Pietro; sembra di sentir parlare Prodi (e non e’ un complimento).
    Ma sicuramente cio’ che dice fara’ gioire chi ha votato Prodi, perche’ vedeva in Berlusconi la causa di tutti i mali…

  2. metroguida ha detto:

    Questo bel discorso assomiglia molto più ad un atteggiamento populista e qualunquista. Mai una volta che qualcuno dia precise indicazioni di cosa farebbe per migliorare la situazione.

  3. Maccio ha detto:

    Non sono un grande estimatore del ministro Di Pietro, come non lo sono in generale dei “tecnici” prestati alla politica (vedi Padoa Schioppa, piuttosto che Prodi). La politica deve avere lo spazio per agire e svilupparsi in modo da proporre soluzioni non precostituite il più possibile rispondenti alle esigenze della base democratica che in qualche modo la politica deve prendere a riferimento.
    Secondo questa mia considerazione i “tecnici” sono l’esatto contrario. Hanno la grande esperienza e conoscenza della materia, ma tendono semplicemente a “svolgere il compito”, senza proporre l'”elemento in più” che la politica deve fornire.

    Detto questo ritengo che le parole di Di Pietro siano condivisibili, perché mostrano un’attenta lettura dei processi di disinformazione o cattiva informazione a cui stiamo assistendo in questi giorni. L’esempio lampante si è visto nella manifestazione del 30 ottobre dei pensionati.
    I giornalisti si sono subito “avventati sulla preda” sottolineando come tutti sono scontenti di questa manovra, senza valutare i motivi dello scontento. In questo modo è evidente che tutti gli scontenti finiscono nello stesso calderone. Ma è altrettanto evidente che le ragioni di lamentela dei pensionati sono per loro natura antitetiche a quelle dei liberi professionisti. Questo dato non va dimenticato, sennò sembra che le ragioni delle proteste siano tutte appiattite sulla stessa posizione. Non è così. E questo purtroppo non è chiaro.

    Le singole proteste sono legate ad interessi di parte e state certi che le alleanze nelle proteste che vanno descrivendo gli organi di stampa non sono per nulla reali. Che i pensionati non rivendichino le stesse cose che rivendicano gli avvocati o i taxisti mi pare evidente anche ad un cieco. Che la stampa abbia facile gioco a far credere questo è dovuto ad una situazione anomala che si crea in Italia: strapotere mediatico di un solo soggetto
    Questo fa la disinformazione o la cattiva informazione italiana. In questo Di Pietro ha ragione

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