Usare l’Open Source nella Pubblica Amministrazione.

Ogni anno la Pubblica Amministrazione del nostro paese spende molto denaro per acquistare software proprietari, quando se ne potrebbero usare di analoghi, distribuiti liberamente, cioè gratis. A titolo di puro esempio, ricordo che nell’anno 2004 sono stati spesi in software applicativo 483,801 Milioni di Euro, che si vanno a sommare ai 438,728 Milioni di Euro destinati ad hardware e software di base. Questi dati includono solo una minima parte delle risorse destinate a questo scopo perché riguardano solo le spese delle amministrazioni centrali.

L’Open Source può essere un’ottima, se non la migliore, soluzione per il software utilizzato ovunque, compresa la Pubblica Amministrazione. Permetterebbe programmi sempre aggiornati e “gratuiti”! Perchè non approfittarne?

Dai rapporti del CNIPA risulta che l’Italia si colloca al 4° posto al mondo tra gli sviluppatori di programmi liberi. La nostra Pubblica Amministrazione non è sicuramente fra le prime 4 al mondo per risparmio derivato dal Software Libero, mentre altri paesi come il Venezuela, il Brasile, la Cina, l’Iran e il Bhutan hanno deciso di abbattere i costi delle licenze utilizzando esclusivamente Software Libero.

Avremmo un risparmio enorme, così da non dover ricorrere a tagli di altro tipo, soprattutto ai tagli di personale considerando che i lavoratori sono la forza motrice della P.A. come di ogni azienda.

Firmiamo la petizione: http://81100.eu.org/petizione/

(Pubblicato su BlogGoverno)

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12 risposte a Usare l’Open Source nella Pubblica Amministrazione.

  1. Grande luca! Hai troppa ragione :

  2. Sir Percy Blakeney ha detto:

    L’open source non è gratuito ha costi impliciti per un’azienda quali per esempio il TCO.

    I prodotti per le P.A. non sono solo Office, il costo licenza per certi quantativi è competitivo,il costo di migrazione, di formazione personale ecc. ecc.

    Poi c’è da dire anche che certi prodotti sono standard,il rischio di aggiornamento (rischio che alcuni progetti vengano abbandonati ) contestazioni su diritti sul copyright (infatti i paesi citati non è che siano i paladini del diritto d’autore), che la P.A. richiede per i tender di un certo valore che le soluzioni proposte siano realizzate e vendute da aziende di un certo tipo (ES: Referenze, fatturato, anni di vita, certificazione ISO,piattaforma.)

    E comunque il software nella P.A. ha un indotto pazzesco, anche se le aziende che partecipano a gare di un certo livello sono sempre le stesse (perchè di una certa taglia), ma comunque impiegano parecchie risorse e che anche loro non possono rischiare.

    Insomma parecchi ma.

  3. daniel ha detto:

    Sarebbe ora di usare il software libero. In effetti prima delle elezioni nel programma dell`Ulivo si era scritto:

    «1) Dovremo tradurre in pratica le dichiarazioni di principio in favore
    della diffusione dell’Open Source nelle amministrazioni. Questa risorsa
    allevierà la dipendenza dalle onerose licenze commerciali.» (pag. 37)

    «3) Per rendere libero lo spazio informativo dobbiamo garantire […]
    valorizzazione e incentivazione delle licenze non commerciali,
    del software open source e degli standard aperti.» (pag. 264)

    Fonte: http://www.fabbricadelprogramma.it/adon/static/programma-unione.pdf

  4. Marco ha detto:

    Il software libero non e’ solo gratis:
    1) I sorgenti sono disponibili a chiunque, quindi e’ noto come il software interagisce con altri software o con la rete, impedendo cosi’ l’esecuzione di operazioni occulte ed illegali.
    2) Nel mondo opensouce gli aggiornamenti di sicurezza sono disponibili entro pochi giorni dal rilevamento del problema. Molti mesi (o mai) per un software proprietario.
    3) Il software opensource utilizza formati aperti per salvare i propri file. Il file appartiente all’utente che lo ha creato e potra’ essere riusato senza linitazioni. In ambito proprietario il file appartiente all’applicazione. Se domani l’utente non avra’ quell’applicazione non potra’ leggere quel file.

  5. Johnny ha detto:

    Sono d’accordo… ma c’è open e open.
    Magari sono troppo paranoico io, ma preferisco l’open source supportato da grandi industrie sw (ad es. Openoffice, RedHat, Mozilla…)

  6. Capemaster ha detto:

    ad esempio segnalo a chi usa Office che c’è l’ottimo proditto GRATIS sella SUN…
    disponibile in italiano all’indirizzo http://it.openoffice.org/

  7. Loud ha detto:

    Il blogMinistro per le Riforme Istituzionali di BlogGoverno – che ringrazio – mi ha appena informato che il post è stato segnalato da “Gnuvox.info la voce del software libero” (permalink)

    🙂

  8. Emmebi ha detto:

    Il caso Limux (http://www.programmazione.it/index.php?entity=eitem&idItem=18460) dovrebbe insegnarci, che i costi per introdurre l’Open Source possono diventare enormi, specie se non si considerano gli investimenti per la formazione del personale.
    E, da informatico, dovresti sapere che a costare non e’ solo la licenza del software, ma i “general contractor” e le aziende di “body rental”, che fanno manutenzione e formazione.

  9. Anonymous ha detto:

    Sono d’accordo. In Umbria e’ stata approvata una legge regionale sull’ Open Sorce nella PA. Puoi trovarl nel sito
    http://www.dottorini.org

  10. Sil ha detto:

    Ciao ho fatto un giro sul tuo blog complimenti davver aggiornato e interessante.
    Putroppo molte persone si dovrebbe aggiornare al software open source nuovo è sarebbe un pò difficile per persone che a stento conosco word e sanno scrivere però l’idea non male, bisognerebbe solo fare un pò di corsi all’inizio per “aggiornare” le persone.
    Ciao

  11. Loud ha detto:

    Vedo solo oggi che questo mio articolo è stato pubblicato anche su:
    – Libero blog (permalink)
    – Quartopiano Tuoirism Web Solutions (permalink)
    🙂

  12. Loud ha detto:

    ZEUS NEWS – http://www.zeusnews.it – notizia del 12/9/06
    Chi non ha Windows non paga le tasse
    La trasmissione telematica della dichiarazione dei redditi è possibile per gli utenti Windows e Mac, ma non non Linux.
    Link alla notizia

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