I giuristi si ritirino.

Nel numero di FuoriLuogo del 30 giugno non mi trovo completamente d’accordo con l’articolo “I GIURISTI SI RITIRINO” (pag.8). L’autore suggerisce di far rivedere l’ordinamento giudiziario a psicologi ed altri professionisti in ambito sociale anzichè ai giuristi o ai politici (soprattutto quelli della seconda repubblica).

Egli auspica a un nuovo diritto penale basato non su “quanto punire” ma su “se”, “chi” e “come punire”. Su questo profilo posso convenire con piacere, perché i reati minori (es. atto vandalico di rottura vetro) che pure recano paura e insicurezza, potrebbero ricevere una diversa reazione dello Stato magari rimessa alla vittima stessa (dunque perseguibili d’ufficio). Questo perchè più della punizione servirebbe la soluzione rapida (nell’esempio la sostituzione rapida del vetro è sicuramente gradita piuttosto che una lenta condanna giudiziale).
Mentre per i reati più gravi un supporto di psicologi nel valutare le pene può essere utile: ma io non parlo di sostituire i giuristi (ipotesi remota dell’autore dell’articolo suindicato) ma di affiancare loro quegli esperti del settore sociale, affinchè collaborino per trovare le pene che spingano alla remissione dei reati per il tramite di un percorso di vero recupero sociale.Così lasciando spazio alle pene dure (detenzione) per i reati gravi. Creando una nuova rete giudiziaria, pensando alla persona prima che alla pena.
Ma tutto in mano a psicologi sarebbe assurdo: creerebbero un diritto instabile, con maggiori vuoti normativi e difficoltà interpretative in quello che il nostro sistema di fonti legislative intersecate le une con le altre – scala gerarchica pensata per la tutela dei diritti – pensato per autogestirsi in caso di antinomia ed essere sempre attuabile nei tempi che evelvono ma comunque rinnovabile nei testi (ricordando che uno dei punti forza del nostro ordinamento è quello di essere scritto, anzichè basato su continue decisioni come quello anglosassone).

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7 risposte a I giuristi si ritirino.

  1. CarloBrandizzi ha detto:

    Contraccambio volentieri il link.. Ciao!

  2. Loud ha detto:

    Ringrazio Pino Paolo Spataro che ha pubblicato questo mio post su LiberaOpinione.it (precisamente qui).

  3. lameduck ha detto:

    Come psicologa sono d’accordo con Loud. La legge come è codificata deve
    continuare ad essere un punto di riferimento irrinunciabile. A fronte
    di un certo reato deve continuare ad esistere una pena adeguata come da
    Codice Penale. Su come debba essere scontata la pena si può discutere,
    e gli psicologi possono aiutare il legislatore a trovare nuovi
    percorsi, visto che il nostro ordinamento dovrebbe puntare al recupero di chi
    ha commesso un reato. Ma qui è indispensabile mantenere un rigoroso
    senso di equità di tutti i cittadini di fronte alle possibili modalità
    alternative di recupero, di modo che chiunque, anche il più povero, possa
    accedervi. Per evitare che la mamma rom che uccide il figlio si faccia
    30 anni di galera in galera e la mamma benestante che uccide il figlio
    si faccia magari meno anni in una clinica di lusso.

  4. FulviaLeopardi ha detto:

    il problema è (come in metà dei casi oggi) rischiamo di far finire tutto a tarallucci e vino

  5. Loud ha detto:

    buondì 🙂

  6. Vincenzo ha detto:

    Grazie per aver letto il mio ultimo post, e grazie per il commento che condivido pienamente, se non fosse per il fatto che vedo la salute come un qualcosa che ha un valore inestimabile, quindi già il fatto che ci sia un business con relativi spot pubblicitari dietro il mercato dei farmaci mi sembra una cosa inconcepibile. Sono convinto che continuando con questo andazzo (lo stato “vende” tabacco e superalcolici… a grandi e piccini), l’abuso dei farmaci è destinato ad aumentare, e con esso gli effetti collaterali fisici e sociali. Mi piacerebbe che la tessera sanitaria funzionasse come dici tu, ma anche qui nutro i miei dubbi. In questo mondo la prevenzione non conta un cazzo.

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