Montezemolo: la Biagi non va toccata

Montezemolo, Confindustria (immagine da AndKronos)
Ieri, 25 maggio, Montezemolo ha espresso la necessità (a dire di Confindustria) di mantenere la legge Biagi, senza modificarla ma aggiungendovi il capitolo sugli ammortizzatori sociali. Quindi modificarla, perchè anche l’aggiunta di un capitolo è di fatto una modifica. Nel programma dell’Unione non c’è l’abrograzione o complessa modifica della Legge 30/2003 e relativo decreto attuativo d.lgs. 276/2003. Semplicemente si parla di azioni correttive alla legge.
Aggiungere gli ammortizzatori sociali? Giustissimo. Ma non solo.Dove vanno fatti invece gli altri ritocchi? Eliminando il Job on call perchè, salvo eccezioni, è una forma di facile rivestimento precario, fortunatamente poco utilizzata. Eliminando il Job sharing perchè è assurda una obbligazione solidale in un rapporto di lavoro individuale (“individuale” e “solidale” si contrappongono fortemente, poi non si parla di debiti come la generalità delle obbligazioni ma di rapporto di lavoro) e anche qui abbiamo la fortuna di uno scarso utilizzo in Italia, anzi dell’assoluto inutilizzo.

Personalmente credo che la riforma Biagi vada mantenuta perchè è il mercato a richiederla, ma lo stesso mercato per durare ha bisogna che la flessibilità non si trasformi in precarietà inserendo delle limitazioni e delle tutele: rendere i contratti flessibili applicabili ad una percentuale massima di forza lavoro (es. 5%) o, secondo ipotesi già accennate dal governo Prodi, rendere più costosi questi contratti flessibili (o meno costoso il lavoro fisso) cosicchè vengano utilizzati dai datori solo nei casi in cui ne abbiano effettivamente necessità (adesso costano meno quindi è normale che le azienda scelgano contratti flessibili anzichè spendere di più in contratti a tempo indeterminato, nonostante i rapporti si configurino effettivamente come tali, che chiamo “subordinati standard”).

Per le tutele, inoltre, sarebbe utile rendere più agevole e veloce il ricorso legale quando un rapporto viene configurato con un contratto non adatto: tutela prevista dall’ordinamento giuridico ma inapplicabile nella maggior parte dei casi per via dei costi e tempi legali (per l’onere della prova va ricordato che i giudici si basano su appositi indici giurisprudenziali, ma è difficile e tortuosa una causa in questo ambito soprattutto per le relazioni di lavoro tra datore e lavoratore che si comprometterebbero inevitabilmente).

Basta strumentalizzare tutto: concertazione tra le parti e collaborazione nelle riforme può indirizzare nell’equa e attesa soluzione. Non nell’interesse di alcuni ma di tutti.

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11 risposte a Montezemolo: la Biagi non va toccata

  1. Emmebi ha detto:

    Teoricamente le tue idee non fanno una piega, ma in pratica:
    – in Italia e’ praticamente impossibile velocizzare la giustizia;
    – se rendi piu’ costosi i contratti flessibili, o piu’ gente lavora in nero o tante persone si ritrovano senza lavoro e i dipendenti devono lavorare di piu’ per coprire il lavoro fatto dai collaboratori, che non vengono piu’ assunti.

  2. Federico Perazzoni ha detto:

    Io ci sto anche al lavoro flessibile….

    Ma i notai gli avvocati i professori universitari i farmaci vendoli non si mettono in discusiione i loro costi?? Per non parlare del costo della politica….

  3. winston ha detto:

    La principale contraddizione (voluta) della Legge 30 è che (nella maggior parte dei casi) il lavoro “flessibile” (o precario, da un diverso punto di vista) è meno costoso (ficalmente e contrattualmente) del lavoro a tempo indeterminato. Il che si traduce in grossi vantaggi per il datore di lavoro (= possibilità di licenziamenti facili, salari bassi, tassazione ridotta, soggezione del dipendente) e in una stretta sudditanza per il lavoratore. Non sono tra gli infatuati di Zapatero, ma la Spagna (il Paese europeo a più alto tasso di precariato giovanile) ha recentemente sanato (o provato a sanare) una situazione simile con provvedimenti che rendono più vantaggioso il lavoro a tempo indeterminato e una serie di tutele giuridiche contro i “furbetti dell’impresa” che ricorrono a contratti precari per posizioni stabili. Se sapremo guardare a questo esempio e rinunciare al radicalismo massimalista, forse potremo conservare ciò che c’è di buono nella Legge 30 mettendo però un limite ad un certo ideologismo imprenditoriale italiano (che, grazie a Dio, non è abbracciato da tutti gli imprenditori) che si riassume nell’idea “massimo profitto alla faccia dello Stato e del lavoratore”.

  4. blacksail ha detto:

    Il problema di fondo è superare il dualismo precariato-lavoro fisso.
    Nessuno garantisce nemmeno il lavoro fisso. Nell’attuale fase di ristrutturazione dell’intero sistema produttivo,aperto alla competizione internazionale, nessun lavoratore può dirsi sicuro, sopratutto in Italia dove gli imprenditori si garantiscono la sopravvivenza risparmiando sui costi,(il costo del lavoro in primis),e non investendo sull’innovazione. Aumentare il costo del lavoro flessibile potrebbe smascherare questo gioco e non portare necessariamente giovamento ai lavoratori: fuori dal mercato, nessuna impresa può resistere a lungo prima di fallire.
    La riforma del mercato del lavoro dovrebbe quindi essere globale e non riferirsi solo al lavoro temporaneo, prevedendo meccanismi di inserimento e di rientro per tutte le tipologie di lavoratori,stabili o no, con ammortizzatori sociali per i periodi di non lavoro,(che qualcuno dovrebbe finanziare), bilanciando sicurezza e rischio. Beninteso, il rischio in una società in evoluzione non è solo a carico delle imprese, ma l’onere dello stesso non può essere ripartito alla pari: chi produce utili utilizzando la risorsa lavoro, deve assumersi maggiori rischi.
    Le proposte non mancano, ma ridurle solo all’abolizione o alla riconferma della legge 30 è ormai superata dal dibattito in corso: solo gli industriali possono temere le riforme, dietro quel finto richiamo alla flessibilità si nasconde il più banale conservatorismo utilitarista.

  5. Loud ha detto:

    @emmebi:
    non penso che il lavoro in nero sia diminuito con la Biagi, secondo me è il mercato cambiato. Cmq posso trovarmi d’accordo sulla perplessità che esprimi, è un aspetto da non sottovalutare. Grazie.

    @federico:
    perfettamente d’accordo sul mettere in discussione i costi dei professionisti che citi e dei ladron-politici 😉

    @winston, @blacksail:
    Mi trovate d’accordo su quanto avete scritto, ognuno per la sfaccettatura affrontata. Per questo motivo ho trasportato questi due vostri emendamenti (commenti) del bloggoverno anche sul mio blog personale, in ragione della notevole importanza dell’argomento. Grazie dei contributi preziosi.
    Loud

  6. nikoneffe ha detto:

    Ciao Loud, grazie della visita. Io ho abitato in Olanda negli anni 70, già c’erano le agenzie di lavoro interinale e nessuno se ne lamentava. Credo che il “posto fisso” come lo intendiamo noi sia un concetto da superare. Finché un datore di lavoro dovrà “sposare” un dipendente a tempo indeterminato sarà sempre restio a farlo. Invece qui è più facile divorziare dalla moglie che licenziare un impiegato (anche se fannullone o perennemente in malattia)

  7. francesco ha detto:

    La Confindustria, come al solito, chiede, cheide, chiede, nel più perfetto sìtile della razza padrona.
    Non ci si lamenti poi della Cgil e dei suoi comportamenti eventualmente “collataerali”.
    Come farà un’associazione che fino a ieri aveva lo stesso programama di politica ecomnomica del premier, per ammissione di tutti, a dirsi imparziale rispetto al referendum del 25 giugno è un mistero buffo.
    Sono degli irresposnsabili e basta.
    Fino a ieri nessuno parlava di cuneo fiscale, ora chiedono 10 punti in meno perché 5 non basterebbero. I soliti impostori.
    Investano in ricerca e la smettano di dare ordini. Non una parola sdegnata sulla minaccia di sciopero fiscale promossa dal premier.
    Vedrete che counque vadano le elezioni e il referendum si intesteranno al vittoria.

    Non vorrei ci crocifiggessimo alla legge 30.
    La precarietà è il male da sconfiggere, per la confindustria, inve3ce, è un male tollerabile, anzi auspicabile. Avete mai sentito la Confindustria considerarlo un problema da risolvere?

  8. RSA Mediagroup ha detto:

    Due considerazioni:
    1) la frase “la Biagi non deve essere toccata” è ovviamente un avvertimento strumentale del presidente di Confindustria. La legge in questione ha un nome ben diverso (legge 30) e volerla citare come “legge Biagi” ha il solo intento di strumentalizzarne la modifica/abrogazione e legarla ad emozioni e sentimenti che credo tutti provino (a parte i cretini che credono di risolvere i problemi con la lotta armata, ma questo è un altro discorso)
    2) la legge 30 è “sbagliata” nella sua impostazione. Un paese che all’articolo 1 della Costituzione sancisce che “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro” dovrebbe “dettare le linee al mercato del lavoro” definendo delle politiche industriali, economiche, commerciali, ecc. e non esserne semplicemente schiavo.
    Il “mercato” non è un elemento che è sopra allo Stato, ne è una componente che in qualche modo va “calmierata”.
    Il mercato vuole flessibilità perché c’è crisi economica, oppure perché i datori di lavoro hanno la necessità di ampliare gli utili? Infatti non ci si spiega perché in presenza di una legge dove la flessibilità è stata abbassata fino alla precarietà gli industriali continuino a impiantare aziende all’estero, o peggio a lavorare e far lavorare in nero. Questi comportamenti, pur in presenza della legge 30, dimostrano che la legge di per se non garantisce un reale aumento dei posti di lavoro, ma sancisce semplicemente l’impossibilità economica di molti giovani di affrancarsi dai genitori.

    Detto questo qual è la mia conclusione?
    La legge 30 è stata pensata da un imprenditore per aiutare i suoi “compari” e scardinare il mercato del lavoro (ricordate la battaglia sull’articolo 18?) e quei “rompicoglioni” dei sindacati (CGIL, perché almeno in prima battina CISL e UIL aderirono al “patto per l’italia”, tranne poi chiamarsi fuori per la conclamata impraticabilità di quell’accordo).
    Chi è andato dietro a questo imprenditore sono altri imprenditori (per ovvio tornaconto personale) e tutti coloro che in nome di un “riformismo” di basso livello hanno creduto che queste ricette potessero aiutare il paese (stiamo tutti un po’ peggio oggi per stare tutti un po’ meglio domani; questi riformisti dei miei stivali non hanno capito che non c’è limite la peggio!).

    Come la cronaca ci mostra oggi la congiuntura economica pare essere arrivata ad un punto di “non ritorno” (“fuori dall’euro” si ipotizzano scenari di tipo argentino). Il paese è in un baratro profondo dove le casse per la spesa corrente sono vuote.
    E’ quindi necessario mettersi alle spalle le ricette demagogiche ed inutili che ci hanno propinato in questi ultimi 5 anni. La legge 30 è una di queste, va abolita per definire una volta per tutte che in Italia la modalità di lavoro salariato deve essere di norma il lavoro a tempo indeterminato, senza se e senza ma. La flessibilità è un “accessorio” che viene dopo, che deve garantire se necessario una parte della competitività delle aziende e non farsene carico completamente. Le aziende sono competitive se sono flessibili, ma anche se generano prodotti e beni validi, utili, all’avanguardia. La flessibilità quindi è solo un aspetto della competitività delle aziende, non è la competitività dell’azienda.

    Del resto è facile comprenderlo, perché se ci limitiamo a ridurre il costo del lavoro come elemento che garantisce la competitività avremo sempre perso. Ci sarà sempre qualche “sud del mondo” che produce cose a costi molto più bassi.
    Un esempio lampante è ciò che sta avvenendo in Cina. Per noi la Cina è diventato il luogo comune per eccellenza di un basso costo del lavoro (Tremonti docet). Ora pare che alcune aziende cinesi esternalizzino in Corea, perché la manodopera là costa ancora meno. Questo è un processo senza fine e rincorrerlo porta solo ad un peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori italiani.

    Quindi per concludere io credo che la legge 30 debba essere abrogata, o comunque completamente riscritta. Non c’è soluzione mediana che non sia una soluzione al ribasso. Se vogliamo veramente riprendere a crescere dobbiamo avere la capacità di escogitare soluzioni più lungimiranti e che coinvolgano nella redistribuzione della ricchezza tutte le componenti che contribuiscono a generarla e non solo gli imprenditori come è avvenuto fino ad oggi. Inoltre dobbiamo avere la capacità di “disegnare” un futuro per il paese e non “subire” passivamente il presente.

    Non sta scritto da nessuna parte che il mercato del lavoro richiede la precarietà del lavoro introdotta dalla legge 30, ce lo hanno voluto far credere per arrivare ad altri scopi. L’inganno è stato scoperto, non vedo quindi i motivi per mantenere in essere uno degli elementi di questo inganno.

  9. Loud ha detto:

    Ti ringrazio RSA Mediagroup per il prezioso contributo che hai portato.
    Io credo in quello ho scritto, cioè che la riforma attuale (soprattutto il d.lgs. 276/03) non vada né abrogata né completamente riscritta come tu sostieni, ma semplicemente corretta in alcune parti “lacunose” od oggettivamente sbagliate e di forte rivestimento precario.
    Mentre sul caso “Cina”, giusto ad esempio per citare quello oggi famoso, concordo con te perchè non dobbiamo essere noi ad adeguarci alla precarietà degli altri paesi, abbassando i nostri costi od esternalizzando, ma dobbiamo creare un modo per spingere il mercato a seguirci così da far svillupare, per concorrenza di mercato, anche quei paesi come la Cina portando un “valore aggiunto” economico e sociale ma senza danneggiamento alle nostre industrie, tasche, famiglie.

  10. RSA Mediagroup ha detto:

    Al contrario di quanto sostieni io credo invece si debba compiere un “grande salto culturale” che inevitabilmente non può presciedere dall’abolire le ingiustizie del governo passato. Si deve cambiare l’impostazione adottando diversi punti di vista.
    Io temo che il tuo approccio “soft” (riformiamo un po’ l’attuale) sia inevitabilmente un compromesso al ribasso, ovviamente sulle spalle dei lavoratori sempre meno tutelati. Sia in sostanza il remake di quello che hanno fatto i “riformisti” nella passata legislatura che hanno in qualche modo sancito che queste ricette potessero aiutare il paese (stiamo tutti un po’ peggio oggi per stare tutti un po’ meglio domani: ma in quale domani e soprattutto chi sta meglio?).
    Secondo me c’è poco da salvare e quel poco che si potrebbe salvare è meglio riscriverlo in un nuovo testo di legge, a scanso di equivoci su interpretazioni future. Per usare un termine di moda in questo periodo il dumping sociale cui abbiamo assistito in questo periodo non consente semplici ritocchi, ma necessita di interventi ampi e duratori. La mia preoccupazione è che questi interventi siano difficilmente realizzabili da un governo oggettivamente fragile.

  11. Anonymous ha detto:

    INTERVISTA AD ANTONELLO DE PIERRO
    Da Napolitano alle liti per le poltrone nel governo Prodi, all’Iraq, al sistema elettorale, all’economia.Il ”depierro pensiero”.

    Angelo M. D’Addesio

    *Iniziamo con le notizie politiche di questi giorni. La scelta di Napolitano come Capo dello Stato è condivisibile, giusta oppure si configuravano alternative possibili e se sì quali?

    Sì, penso che Napolitano sia stata la scelta giusta, a dispetto dell’anzianità, anche perché vista la situazione che si era venuta a creare non poteva essere D’Alema, l’uomo giusto, avendo fatto la campagna elettorale per un determinato schieramento. Gianni Letta è stato sempre al suo posto, ma non dimentichiamo che è stato al centro dei fondi neri dell’IRI negli anni ’70 e quindi non era una figura credibile al momento. Mi ha fatto male vedere i 42 voti a Bossi, che è leader di uno schieramento che fa i raduni sul Po e cantava con i suoi seguaci la canzone “Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il Tricolore…”. Parlo di Bossi perché è stato il secondo più eletto. Penso che Napolitano è una buona figura, che sicuramente riuscirà ad essere al di sopra delle parti.

    *Il Governo Prodi. Dopo la vittoria risicata che durata potrà avere questo governo e soprattutto come si risolveranno i diverbi interni ai DS o il nodo Mastella-Bonino per il Ministero della difesa?

    Come durata mi auguro che sia di cinque anni pieni. Diciamo che le liti sono più nell’ambito dell’Ulivo, nel partito “unico”. Sembra che qualcuno abbia attribuito a D’Alema, la frase e la volontà di una doppia vicepresidenza del Consiglio, con Rutelli. Non sarà così. La vicepresidenza andrà, a mio parere, a Rutelli. Non sono d’accordo sulla scelta di Rutelli, in tempi passati ho trovato molto da ridire sul comportamento politico di Rutelli.

    *E sulla questione Bonino-Mastella?

    Sicuramente vedo molto meglio Mastella alla Difesa. La Bonino alla Difesa sarebbe una scelta contraddittoria, viste le battaglie pacifiste che la Bonino ha condotto in questi anni con i Radicali, Rutelli in primis. Non dimentichiamo il trasformismo esasperato di Rutelli, dai Radicali ai Verdi, per poi genuflettersi in Vaticano, passando alla Margherita.

    *Rimanendo sull’argomento pace-guerra. A fine giugno dovrebbe esserci il rifinanziamento delle missioni in Iraq ed Afghanistan. Il governo Prodi avrà la volontà di svincolarsi dalle missioni oppure seguirà i propositi del governo Berlusconi?

    Io mi auguro di no. Innanzitutto la missione in Afghanistan è stata ben diversa. Quella in Iraq è stata una missione di guerra, perché gli italiani hanno partecipato a diverse operazioni di guerra.
    E’ eclatante il caso di Nassiriya. Lì sono di stanza gli italiani e ci sono gli stabilimenti dell’ENI che gli italiani hanno protetto durante la missione.

    *Quali sono le possibili soluzioni politiche per risolvere questi nodi cruciali legati alle missioni in Iraq?

    Io spero si trovi una soluzione che non sarà comunque facile, vista la situazione creatasi in Iraq. Penso che sia però il momento di ritirare i soldati dall’Iraq. C’è da sottolineare comunque il cinismo aberrante che accompagna il cordoglio per la morte dei militari italiani, dalla tragedia di Nassiriya. Berlusconi disse all’epoca “E’ come se fosse morto mio figlio”. Suo figlio non era lì, purtroppo o per fortuna e sono parole e frasi fatte. Il fatto di considerare i morti in terminI di mera contabilità di un bollettino di guerra dovrebbe far riflettere. Dietro ogni morto c’è una tragedia familiare che segna per tutta la vita.

    *Si parla di Partito Democratico e di Casa dei Moderati. Eppure le formazioni sono molto disomogenee, la sinistra radicale va per conto suo. Saranno possibili queste elaborazioni in termini bipolari e quali saranno i tempi per queste soluzioni?

    E’ una bella domanda. Io sono contrario all’unione DS-Margherita. Sarebbe il tramonto dell’ideologia. Questo già esiste, però se qualcuno ha ancora delle idee, ci troveremmo di fronte ad un’unica lista formata da coloro che combattevano, verbali o meno, ovvero democristiani e comunisti, la vecchia maggioranza ed opposizione. E’ come se in futuro si unissero Berlusconi e Prodi. Dall’altro lato la Casa dei Moderati è surreale. Nel centro-destra non ci sono moderati, per il sol fatto di aver accettato l’alleanza con la Lega Nord che è sempre stata contraria e lontana dallo spirito democratico e di moderazione. Fino a quando ci saranno certe alleanze, sarà difficile una Casa dei Moderati.

    *In riferimento al sistema proporzionale come le pensa?

    Ecco in riferimento a ciò è bene ricordare che l’art. 1 dice che “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. In realtà l’Italia è stata fondata più sul denaro, sulla ricchezza, che non sul lavoro. E’ stata più che altro una plutocrazia e non una democrazia, non di certo un governo del popolo. In questo senso la legge elettorale è stata un attentato alla democrazia. Non dare neppure la possibilità all’elettore di scegliere il proprio candidato, ma imporre candidature come quelle di Previti, peraltro arrestato in questi giorni o Dell’Utri che si è avvantaggiato di una legge ad personam, altrimenti avrebbe dovuto scontare due anni e sei mesi rende l’idea di come questa legge sia da rivedere, completamente.

    *Il tema scottante del lavoro. Veltroni ha riabilitato la Legge Biagi, ha detto che è da riformare, ma non da bocciare completamente. Altri la considerano l’apice e la causa prima del precariato in Italia. Che posizione ha sulla Legge Biagi?

    Non dimentichiamo che questa situazione è stata determinata in parte dal centro-sinistra. Bisogna invertire la rotta. Non dimentichiamo che il centro-sinistra introdusse i c.d. “Co.Co.Co.”, ora spariti per fortuna, per poter pagare i periodi di prova. Gli stessi sono stati strumentalizzati, infatti circa tre anni fa si arrivò a circa 2 milioni e 700 mila Co.Co.Co. Vorrei sottolineare un evento abbastanza importante su questo argomento.

    *Prego.

    Al Ministero dei Trasporti c’è una centrale operativa, che risponde agli utenti che hanno a che fare con la Motorizzazione Civile, occupandosi dei dati sensibili di tutti i cittadini. Prima l’appalto del call-center era stato dato ad una ditta privata. E’ qualcosa di assolutamente sbagliato affidare i dati sensibili di milioni di italiani ad una ditta che può passare la mano ad altre ditte, in barba alla legge sulla privacy. Tutto ciò non è affidabile. Circa tre anni fa, in proposito feci una trasmissione in Radio su Radio Roma, in cui si parlava del Co.Co.Co, come incostituzionale, perché prevedeva una situazione contraria all’art. 4 della Costituzione, perché prevedeva un lavoro da dipendente con le non garanzie del libero professionista. Nel caso del Ministero la nuova ditta che venne impose questo trattamento e c’era chi lavorava lì da 15 anni ed a 40 anni si vide costretta ad accettare.

    *E’ il caso di rivedere tutto, di attuare una vera riforma.

    Adesso ci sono i “contratti a progetto”. C’è un futuro nel segno del precariato e dell’incertezza. Sono aumentati i divorzi e sono diminuiti i matrimoni. Questo è uno degli effetti collaterali di questa situazione. Oggi un giovane non può neppure comprare una cosa, perché è necessario impegnare una busta paga per un mutuo o un affitto. Una volta si diceva “Ho trovato lavoro” o “Sono Disoccupato” oggi si dice “Lavoro, ma non so cosa farò”. C’è una grande incertezza. Non si parla più tanto di usura in questi tempi, non so se è notato, ma anche questo è un altro effetto collaterale indiretto che bisognerebbe approfondire e che è conseguenza di tale sistema. Berlusconi aveva promesso 1 milione di posti di lavoro, ma se sono questi, ha vinto la scommessa, ma il lavoro è un’altra cosa.

    *Faccio l’avvocato del diavolo. L’impresa italiana è in crisi. La concorrenza asiatica è molto forte. La grande impresa sceglie la strada della vendita o svendita o della fusione all’estero. La piccola impresa è strozzata e quindi o sceglie la strada della flessibilità o cede al lavoro nero? Cosa è meglio e cosa il peggio?

    Lavoro significa stabilità futura e lavoro è un diritto costituzionale. Lo Stato ha il dovere di tutelare il lavoro, ma mi sembra che lo stia piuttosto calpestando. Un lavoratore che mette su famiglia, lavorando in tre mesi e per altri tre mesi non lavora più, può essere schiacciato dall’usura. Si parla di mobbing, senza che ci siano però una legge adeguata. Ho partecipato ad un convegno sul Mobbing, constatando che una legge seria si attende da anni. Solo la Regione Lazio ha varato una legge regionale, fu un consigliere di Forza Italia a presentarla, Claudio Fucci, ma fu bocciata dalla Consulta su istanza del Governo Berlusconi, cosa abbastanza curiosa. Tornando al mobbing, questo tipo di impostazione del sistema lavoro, presta il fianco al mobbing. Lavoratori con contratti di più durata sfrutteranno quelli con contratti precari
    E’ una situazione da ribaltare, magari con incentivi alle imprese che possano assicurare contratti a tempo determinato e con grosse penalizzazioni per le imprese che mantengono la vergogna dei contratti precari.

    *Passiamo alla politica estera. Si dice che il binomio Usa-Italia è destinato a concludersi con l’avvento del governo Prodi che guarderà verso altri modelli ed altre collaborazioni. E’ possibile che l’Italia si rifaccia al modello spagnolo o a quello francese, ad esempio nel campo dei diritti civili. E’ vero che finirà anche il binomio Italia-Usa.

    Io guarderei prima al mio orticello. Prima risolverei i problemi interni. La Spagna di Zapatero sicuramente, per quello che si sente, sta rinascendo dopo gli otto anni di governo Aznar. Se parliamo dei diritti civili, se vogliamo chiamarli così, io posso essere d’accordo personalmente con i PACS, ma non con le unioni omosessuali. Per giunta nella cattolicissima Spagna. E’ un po’ una contraddizione. In paesi come il Brasile forse non si arriverà mai ai matrimoni gay.
    Quanto al rapporto con gli Usa, spero che possano continuare, ma attenzione, devono essere rapporti di scambi reciproci e non di sudditanza. Il Governo Berlusconi si è piegato al governo degli Usa. Lo stesso partito di Forza Italia ha una visione servilistica, Berlusconi ha impostato il suo modello con gli Usa allo stesso modo, ovvero servi del volere di Bush.
    Quanto ai diritti civili, gli Usa stessi hanno molto da imparare, se pensiamo agli innocenti che aspettano il giudizio solo perché non possono pagare le spese legali. Si parlava poi di mercato con l’estero. Se penso alla Cina che è lo stato che vanta al mondo il maggior numero di esecuzioni capitali. Ebbene, fino a quando non ci sarà uno standard di rispetto dei diritti umani, io frenerei l’espansione commerciale ed economica della Cina verso l’Occidente.

    *Le chiederei un parere sulla vicenda Calcio. Tema banale, ma saltato agli occhi della cronaca, della politica.

    Io sono sconcertato da quello che è successo. Siamo abituati a situazioni poco pulite dell’universo Calcio. Situazioni poco chiare ci sono state anche in altri sport ed in altri organismi. Il Calcio è un gioco. Quando il Calcio diventa business, con squadre quotate in borsa ed altro. Non dimentichiamo i crack di Cagnotti e Tanzi. Dove c’è business si vengono a creare situazioni che permettono alle persone di arricchirsi illecitamente. Negli altri sport non esiste ancora tutto questo. Pensiamo al Calcio dei grandi valori, al grande Torino, perito a Superga, con grandi calciatori che giocavano per un premio-partita che poteva essere un cappotto.
    Questo non dovrebbe accadere. E’ il caso di fare vera pulizia e che i magistrati vadano veramente fino in fondo per punire pesantemente i reati che sono stati commessi e dare una lezione a questi signori. Fra questi c’è anche Carraro e mi dispiace che sia stato sindaco anche a Roma, una città bella, rinata. Mi fa scemare un po’ di orgoglio di essere romano.

    *Ultimo punto. Cosa dovrebbe fare un governo, in questo caso, il Governo Prodi, non dico in cento giorni, ma con estrema urgenza almeno nei prossimi sei mesi. Tre priorità su cui intervenire.

    Prima di tutto la scuola. Soprattutto dopo la riforma Moratti che svalutato la scuola pubblica. Bisogna dare a tutti l’accesso alla scuola pubblica, al sapere che è il segno distintivo di un popolo. Altra cosa su cui operare la sanità. Un esempio è il modello tedesco è molto avanti. Si paga una tassa più elevata, ma in Germania viene tutto rimborsato, visite private comprese. Conosco un caso spaventoso di un barbone dimenticato su una lettiga fuori dall’Ospedale di Ostia. La tutela della salute è un diritto da non calpestare che favorisce anche una società più laboriosa. Infine va rivisto completamente il sistema lavoro, a partire dalle assunzioni.

    Antonello De Pierro, giornalista, direttore del portale di informazione nazionale Italymedia e da tempo impegnato nel giornalismo di denuncia sociale. Ha collaborato per “La Stampa” e “L’Opinione”, ha diretto nel 2003 il mensile “Nuove proposte” ed ha condotto programmi nel circuito tv Stream, oltre che essere un assiduo ideatore di trasmissioni per Radio Roma ed altre emittenti locali nel Lazio. Oggi è molto attivo nel giornalismo on line e nell’informazione telematica grazie al sito di informazione da lui diretto Italymedia.it

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