Lezione sulla “Trasferta”

13 OTT. ’05 – Lezione con l’assistente di Diritto del Lavoro sul primo argomento scelto da noi, proposto da me: “Trasferta tempo di viaggio, remunerazione dell’istituto”.

La lezione è avvenuta, l’argomento trattato, la mia interpretazione giuridico omni complessiva corretta. Quindi soddisfatto dello studio che da solo sono riuscito a fare, non già di come si è svolta la lezione. Ebbene sì, penso che portare a lezione un proprio argomento comporti una interlocuzione diretta tra docente e studente a discapito del tanto amato dibattito.La lezione svolta giovedi 13 ottobre è cominciata con la spiegazione dell’istituto della trasferta, della necessità di spostamenti per motivi lavorativi. Una prima lettura giurisprudenziale e subito le domande al caso specifico che mi ha spinto a proporre l’argomento. Finendo così sull’asse personale, cercando di mantenere coinvolta l’attenzione generale ma con risultanti diversi dalle aspettative.
Quindi, ringrazio l’assistente per la conferma sulla correttezza della mia interpretazione ma spero vivamente che in futuro riprenda il dibattito ai nuovi argomenti che scopriremo tramite le sentenze.

Luca

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4 risposte a Lezione sulla “Trasferta”

  1. Jonathan ha detto:

    bravo Luca, sei assunto come mio avvocato per fronteggiare le cause contro mediagroup! 😉

  2. Federico ha detto:

    Bravo Luca e auguri per il tuo lavoro. Descrivo ciò che mi succede:
    usufruisco dei benefici della L.104 e, grazie a questo aiuto, riesco a evitare di collocare mio padre in un istituto, con sollievo suo e anche soddisfazione da parte mia. Da 11 mesi (non dovrebbe essere a carattere temporaneo?) il mio datore di lavoro mi invia QUOTIDIANAMENTE in trasferta a 80 Km di distanza anche se per svolgere il mio lavoro non è necessario perché lavoro esclusivamente tramite terminale in rete; dice che vuole trasferirmi ma non può perché c’è di mezzo la 104 e così continua a tenermi sospeso in questo limbo dove da una parte io non posso rifiutarmi di andare dove vengo comandato e dall’altra non posso neanche rifiutare il consenso a un trasferimento che non mi è mai stato notificato. Intanto, mentre chiedo 24 ore di permesso con la 104, lui me ne toglie almeno 40 esigendo che il viaggio avvenga fuori dall’orario di lavoro, tra l’altro modificato appositamente per consentire l’arrivo e l’uscita come occorre a lui. L’unica auto messa a disposizione serve a più dipendenti limitando notevolmente la libertà personale. Una richiesta scritta di cessazione della trasferta consegnata 8 mesi fa rimane ad oggi senza alcuna risposta. I tentativi di ottenere un colloquio privato sono falliti. L’intervento del sindacato sembra aver sortito l’effetto di allungare i tempi di soluzione della storia. Cosa posso fare adesso? Sono molto confuso.
    Se volessi darmi qualche consiglio, te ne sarei immensamente grato. Grazie.

  3. Loud ha detto:

    Ciao Federico,
    mi spiace molto per la tua situazione. Spesso basterebbe poco per evitare questi incresciosi dissapori tra azienda e lavoratore, ma se l’intelligenza fosse comune allora non diventerebbe una virtù di pochi…
    Godendo delle agevolazioni di cui all’art. 33, co. 5, della legge n. 194/92, il datore di lavoro non può trasferirti (per espresso divieto) e deve consentirti di scegliere, “ove possibile” la sede più vicina al tuo domicilio (l’inciso “ove possibile” indica che la scelta non deve comunque ledere il bilanciamento degli interessi tra le parti, quindi l’esigenza economica ed organizzativa dell’azienda, come rileva la Cassazione, sent. 8436/03).
    E’ ovvio che l’invio ripentino in trasferta è un modo per ovviare questo problema e non consertirti l’effettivo godimento di questa tua facoltà di scelta.

    L’invio in trasferta rimane tra le esigenze dell’azienda, pertanto va ottemperata alla domanda del datore di lavoro. Questa, però, va valutata nel contesto generale e nel rispetto del principio di buona fede, cercando di risolvere questioni particolari come la tua dove potrebbe risultare idoneo inviare qualche altro lavoratore al tuo posto, almeno per parte delle tue trasferte.
    Il fatto che invii sempre te, modificandoti l’orario in modo da lederti il diritto di cui alla legge 104, potrebbe comportare un atteggiamento vessatorio nei tuoi confronti e quindi ‘mobbing’. Strano che il sindacato non abbia posto la medesima osservazione.
    Inoltre, io resto del parere che, in caso di trasferta, il tempo di viaggio vanno connotato all’interno dell’orario di lavoro, seppur senza alcuna maggiorazione per straordinario, visto che rientra nelle disponibilità di cui alla definizione di “lavoro” ex art. 2, co. 1, lett. a) del d.lgs. n. 66/2003. Tant’è che rimane obbligatorio rispettare le 11 ore di riposo giornaliere e, se portassimo le ore di viaggio all’esterno delle ore lavorate, ne risulterebbe un’impraticabile osservanza di questo riposo inderogabile.

    Spero che queste informazioni ti siano utili per un confronto sereno con il tuo responsabile del personale, coadivandoti con il sindacato nella speranza che ti dia un appoggio il cui risultato non sia vano.

    Ciao e in bocca al lupo.
    Luca

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  4. Federico ha detto:

    Ti ringrazio moltissimo per la tua disponibilità. Le tue osservazioni mi sono di grande aiuto. Effettivamente basterebbe poco, basterebbe semplicemente “parlare” e confrontarsi un po’ tra datore di lavoro e lavoratore evitando di assumere posizioni di “non dialogo” che portano poi non si sa dove. Sembra purtroppo che secondo le direzioni di certe organizzazioni non ci sia alcuna convenienza a instaurare un rapporto con i dipendenti finché questi possono essere gestiti attraverso comunicazioni unidirezionali. Un grosso punto interrogativo in questo contesto è proprio l’atteggiamento del sindacato che sembra avallare completamente queste tipologie di condotta da parte delle direzioni proponendosi come unico tramite possibile tra datore e dipendente, posizione ottima sia per le direzioni che per il sindacato stesso.

    Ciao.

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